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sabato 19 aprile 2008
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Io e la politica. - una tantum, accettatelo.
E accettate che non cambierà nulla, signori.
L'astensionismo da queste parti è stato ormai inevitabile. Sarà pigrizia. Ma non devo essere costretto a inventarmi chi mi deve rappresentare, in un mondo buono qualcuno che mi rappresenta dovrebbe esistere già, ed io dovrei limitarmi a urlare 'eccolo è lui!'. Ahimé. Non viviamo in quel mondo buono lì. Se è vero che 'politica' e 'ideali' sono parole pressoché antonime, dove al maggior grado di assimilazione possibile la prima si limita ad essere una finzione marketistica e utilitaria dei secondi, e che le più sostanziali differenze interpartito consistano appunto in differenze metodologiche legate comunque a quella finzione, non vedo cosa mi possa spingere a 'scendere in campo' e allucinarmi del sogno di 'scegliere', come se di scelta poi si trattasse, come se una, dico una sola dei miliardi di parole buttate al vento in questi anni dagli 'addetti ai lavori' mi riguardasse o si avvicinasse anche vagamente al mio nome e alla mia condizione e alla mia vita.
La politica l'avevo capita da anni, io. Poi per anni ho aspettato che lei comprendesse me. Non c'è mai riuscita - buffo, doveva essere il suo UNICO compito, il presupposto di tutto. Questa è una cosa che non capisco, ecco: non ci ho capito un cazzo, mi ero proprio sbagliato. Spiegatemi dunque come ci si può mai esprimere in merito ad una cosa che non si è compresa.
Mi piacerebbe solo che altri, preferibilmente TUTTI, ammettessero questo mio stesso limite, e restassero a casa quel sabato o quella domenica lì, ripetendo a se stessi: ma cosa ci vado a fare io là, cosa gli vado a dire, cosa volete che scelga, io, miserabile e inetto, IO. Di loro, delle loro cose, dei loro affari, i loro argomenti.
Poi la gente ci è andata, a fare il proprio 'dovere', facendo vincere uno, uno fra quelli che c'erano, il più bravo a vendersi, presumibilmente. Ma non cambierà nulla.
Se ritengo la scelta effettuata peggiore delle altre non è certo per gli effetti, quelli sono convinto che sarebbero identici. Destra sinistra su giù centro che volete che cambi, siamo adulti - suvvia. No, la differenza a me la fanno le cause. Ho dovuto casualmente 'discutere' con gente AVENTE DIRITTO millantante l'aver scelto - oh Signùr - Lega Nord, provate a immaginare. Parlava di 'comunisti' (ahaha) e 'fascisti' come ne parlavo io a undici anni, e gli 'adulti buoni' sessant'anni fa. Di stranieri, della 'nostra terra', di legalità, di bene e male e begli odori e cattivi odori. Confondeva la teoria con la pratica, la Storia con la leggenda come il più sciocco fra gli sciocchi con mezzo occhio aperto si guarderebbe dal fare. Ma non è nemmeno stupidità questa, è banalmente ignoranza. L'ignoranza peggiore che sia dato pensare, quella che va oltre le differenze di classe di censo o di 'ISTRUZIONE'. È l'ignoranza dell'amnesia, dell'oblio, della memoria storica inesistente di un popolo intellettualmente e culturalmente annichilito.
(Fermo restando che non cambierebbe niente lo stesso) non farebbe bene - per iniziare - una sorta di esame (sì, tipo scuola guida) per l'assegnazione del diritto al voto ai neomaggiorenni? Voglio dire quantomeno su storia del novecento, non tiro in ballo la cosiddetta 'educazione civica', tenuto anche conto che in ogni 'educazione' c'è una morale forzata e preincanalata che ti sussurra già piano all'orecchio come campare e di cosa e dove e quando e perché.
Un esamino... trenta domande facili facili, e se non sai di cosa stiamo parlando, amico, sei pregato di metterti all'angolino e tacere. Questa era la DEMOCRAZIA, dove essa veramente visse, se visse. Anche se per certi (a dire il vero molti) questa è davvero preistoria.
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venerdì 25 gennaio 2008
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Individualisti, individualisti, ma quali cazzo di individualisti.
Se sappiamo sentirci (ed essere) veramente noi stessi solo stando abbracciati a Qualcun altro.
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sabato 13 ottobre 2007
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COMUNICATO DA TORRE MAURA OCCUPATA.
In seguito al presentarsi di due vigili urbani alle porte di Torre Maura Occupata alle 10 di venerdì 12 ottobre, nella mattinata di oggi, sabato 13, ci siamo recati in una sessantina di compagne e compagni presso il Municipio VIII. Gli uffici erano chiusi al pubblico, ma trovandosi nello stesso edificio la sede dei Vigili Urbani siamo rimasti in strada in attesa di delucidazioni sulla visita del giorno precedente. La spiegazione data ruotava intorno ad un sopralluogo, la cui iniziativa non è ben chiaro a chi attribuire, ma che sembrerebbe mossa da ipotetici stanziamenti di fondi per la ristrutturazione di immobili comunali. Non interessandoci, in tale circostanza, trattenerci ulteriormente siamo tornati nel quartiere di Torre Maura distribuendo al mercato di zona il volantino seguente e attaccando l’adesivo allegato.
PADRONI DI NULLA, PEDINE DI NESSUNO NO ALLO SGOMBERO DI TORRE MAURA OCCUPATA
La mattina di venerdì 12 ottobre 2007, abbiamo ricevuto la visita, senza invito, di due appartenenti al corpo della Polizia Municipale, di cui uno in borghese, con la pressante richiesta di entrare nel nostro spazio occupato per verifiche e presunti censimenti né richiesti né preannunciati. All’opposto rifiuto immediata è stata la minaccia di avvalersi del supporto di ulteriori forze di Pubblica Sicurezza per procedere allo sgombero.
In questi quasi sedici anni di autogestione vissuti giorno per giorno avvalendoci solo della nostra volontà e del contributo di chi ha condiviso con noi il percorso antiautoritario e refrattario alle sirene istituzionali, l’attenzione e la repressione poliziesca non è mai mancata. Un’ attenzione che ci è stata riservata soprattutto per la nostra dichiarata, e mai rinnegata, appartenenza al movimento anarchico e per il costante rifiuto di avallare, con prese di distanza e dissociazioni, le strumentali divisioni tra 'buoni' e 'cattivi' dettate in sede mediatica e giudiziaria dagli inquisitori di turno, sull’onda dell’ormai permanente 'emergenza sicurezza'.
Un’attenzione che oggi sembra invece tradursi nella risoluzione puramente amministrativa del problema di un fantomatico 'riutilizzo sociale degli spazi in disuso/degrado', nel contesto della veltroniana riqualificazione delle periferie.
Ci si insinua con melliflua vaghezza la possibilità di 'soluzioni alternative' che se a molti, nel chimerico calderone dei 'movimenti sociali', suonerebbero come una vittoria, per noi rappresentano l’affermarsi trionfale della strategia normalizzante del potere democratico.
Nella generalizzata intossicazione da mezzi d’informazione, mentre aumenta sempre di più il numero di persone costrette a delle condizioni di vita al limite della sopravvivenza, l’amministrazione comunale e i suoi feudatari locali coprono le loro devastanti speculazioni economiche e politiche con azioni spettacolari, eventi effimeri e dispendiosi celebrati con una retorica propagandistica di 'progresso socio-culturale'.
Non lasceremo che anche questo spazio vissuto fuori da logiche di profitto e gestito autonomamente finisca senza ostacoli nel quadro pittato di fresco di questa soffocante città-vetrina lucidata a colpi di sgomberi e inaugurazioni.
IL NOSTRO TEMPO NON È DENARO I NOSTRI SPAZI NON HANNO PREZZO
TORRE MAURA OCCUPATA
Via delle Averle 10
Roma 13 - 10 - 2007.
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giovedì 13 settembre 2007
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...come non detto: un'altra idea not good enough da entrare nei miei vaniloqui ufficiali.
Dell'età adulta e dei sogni realizzati.
Diventare adulti consiste spesso nel vivere tante brutte copie di cose precedentemente sognate, e in forza di ciò cominciare a pensarne male, tanto da non sognarle nemmeno più.
Della serie: Me l'aspettavo meglio.
Ma se te l'aspettavi meglio, vuol dire che sognavi meglio, vuol dire che sognavi altro. Cosa ti costa insistere ancora?
Costa, ahimé, che non funzioniamo così. Un sogno del tutto realizzato resta per forza di cose immutato, bello e desiderabile, dunque ancora sogno - quello sì. A rovinarci sono i sogni compiuti a metà (ciò di cui in genere sono fatte le nostre vite). I quali, con contraccolpo pressoché immediato, deprezzano, insudiciano, avviliscono il sogno com'era quando fu fantasticato. Annullandone di fatto il senso e l'esistenza stessa.
È la pure invidiatissima saggezza del Non è un granché. Niente è un granché, per questa curiosa varietà di adulti.
Diventare adulti è, insomma, questo smarrire il senso del possibile per favorire il senso dello sperimentato. A me non sembra una bella cosa.
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lunedì 10 settembre 2007
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Vi sto mancando, isn't it? Bene, benissimo.
Prendete il post del sette giugno e leggetelo alla rovescia. Sto straripando di comunicatività, benché poi la sfoghi attraverso altri canali. Il ricorso a internet non è contemplato, nell'ultimo quarto dell'estate duemilasette.
E meno male.
Non ho bisogno di questo... diario.
La prima metà dell'estate mi ha dato la prova che non sempre si è lucidissimi quando si è convinti di esserlo; e quest'ultimo mese ne è stato la controprova.
Per carità, nessun pentimento. Solo... Bah, lasciamo stare.
Ho ben altro da fare e da dire, per il momento mi prendo bene così. Alla prossima.
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lunedì 20 agosto 2007
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Il mondo è noioso anche se ci sono io, in certe occasioni: vedi il primo ricevimento nuziale della mia vita adulta, auspicabilmente l'ultimo, mia cugina sposa il 18/08/2007. Mio padre mi presenta a tutti chiedendo velatamente scusa ogni volta per quel che sembro (e che senz'altro non sono - è la gioventù, è i tempi che corrono, è una fase è una fase come fa ad essere altro), fa una questione personale del mio non rivolgere la parola ad alcuno ('amici d'infanzia', cugini dai profili fotogenici e i modi gentili scordati, rimossi da dieci o anche quindici anni e non senza buone ragioni).
Ai due matti sessantenni che vengo a trovare d'estate, e che mi aspettano in piedi ogni volta che esco a ubriacarmi, io ci tengo e ci vtb, come si dice adesso - sia chiaro. Alle volte però mi fanno una rabbia. Non può non far rabbia uno che si affoga A TUO NOME fra mille complessi d'inferiorità come a nome di uno troppo coglione per capire d'esser coglione. Quando la fottuta incomunicabilità, tuo più grande avversario di sempre, vince la sua cazzo di battaglia rendendoti la causa involontaria e impotente del sofferente scoraggiamento altrui.
Patiscono quel che io sono, o meglio quello che NON. Non se lo meritavano forse un cazzo di figlio normale come quelli delle altre signore? Gli doveva capitare il guasto, l'abnorme, l'idiota. Non riescono a trovare in me un solo granello d'orgoglio o soddisfazione, percepiscono solo mancanza e vergogna. E tutto questo, pensate, senza alcuna cattiveria, anzi pregando ogni sera, per il mio bene, ch'io possa guarire.
È gente che non comprende il senso della Volontà, il piacere della scelta, la possibilità della diversità, gente a cui pesa l'abisso fra Me e il dott. Me, fra ciò che sono e ciò che era scritto che fossi. Nel loro cronico vivere tristi e insoddisfatti (dovevo essere io il LORO riscatto), non riescono a immaginarsi come questo stesso sottrarmi alla LORO normalità possa essere un giorno, da qualche parte, la mia salvezza.
Sono i miei migliori amici, nessuno amerò mai quanto loro. Ma, non se ne abbiano a male, sono anche tutto ciò contro cui voglio lottare, la mia esatta (incolpevole) Negazione.
Nei termini di una pacifica disputa filosofica (pura eudemonologia), non la solita insipida guerra generazionale di cui neanche a quindici anni avvertivo l'utilità.
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domenica 29 luglio 2007
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Mi tocca mantenere una promessa (cfr. 'the last one') e non trattare più in questa sede determinati argomenti. Però QUI, se permettete, faccio che cazzo mi pare. Non è colpa mia d'altro canto trovarmi ancora in questo momento... un po' così.
C'è chi diventando adulto tende ad essere preso sempre meno da se stesso, e più dalle cose del mondo. Così finisce per parlare di politica, di azione, e di chissà quante altre cose altamente concrete e costruttive. A me capita invece di andare sempre più in fissa con ciò che IO sono, alla maniera dei tredicenni che scoprono d'avere un cazzo, e sbattermene sempre di più di qualunque altra cosa. Sono troppo bello, funziono troppo da dio per gettarmi via senza tenermi costantemente al primo posto degli interessi.
Quanto sarà che non leggo un giornale, per dire. Che volete che m'importi del fatto del giorno, di una politica che rappresenta al massimo un teatrino di marionette, non certo noialtri come uomini, come intellettuali, idealisti, 'consumatori' o come semplice gente, e non ci rappresenterebbe neanche come sassi - che volete che m'importi delle giovani vittime del sabato sera, delle mamme che lavano i figli in lavatrice e dei nipoti che si inculano le bisnonne per vendersi il vhs registrato e pagarsi la dddhroga. Che due palle - dove non ci sono io, il mondo è così tremendamente noioso.
Bisognerebbe essere ubiqui, come sant'Antonio.
Giusto per dare una mezza scossa alle cose. |
mercoledì 18 luglio 2007
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THE LAST ONE ABOUT THE MONSTER (I swear).
Sono uno che vive praticamente d'amore, o almeno ci prova, o almeno fa finta. L'amore tentato, cercato, fantasticato, mi accompagna bene o male in tutto ciò che faccio. Non esiste sera, vi giuro, che non vada a letto sospirando e sussurrando un bel nome di donna. E ne saranno andate a letto di donne, voglio sperare, sussurrando il mio. Quest'ultima è per me una forma di amore non voluto. Un'altra forma, la peggiore, the real monster, è questa qui: l'amore muto e insperato, biondo e fulmineo di una notte d'estate, impotente nella sua impresentabilità, mai contemplato nell'agendina e neanche nelle User Info, quello che imposta lo stato su Occupato proprio mentre trovavi le prime parole non tacite, non indesiderate e forse neanche inutili da urlargli addosso. Non poesie, non versi, non frasi a effetto di qualsivoglia forma o sostanza - la poesia è per l'amore che vuole esistere, parola informe che vuol scolpire i propri confini. L'amore che esiste non vuole parlare, e non lo sa fare. Brucia come il fulmine che gli ha dato vita, fa luce senza ombre come l'inutilità di ciò che è senza essere mai stato voluto, come la vita e la follia, e così inutilmente arde, e freme - e infine muore. Ora, ditemi voi che cazzo dovrei fare.
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sabato 16 giugno 2007
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Ho dato l'esame di Fondamenti di Psicologia Fisiologica quattro o cinque volte negli ultimi anni, senza mai superarlo. È un esame semplicissimo si dice, ma al mondo c'è chi ha voglia di leggersi un tomaccio di neuroscienze da milleottocento pagine per quattro crediti miserabili, e c'è chi no. Io lo sfoglio, ogni tot mesi come si sfoglia l'album delle foto, leggendo i riquadri grigini Focus perché in quanto meno frequenti e ordinati saranno senz'altro la parte meno noiosa. Lessi a suo tempo robine interessanti sugli effetti dell'amfetamina, cose così. Un Focus in particolare una volta mi fece pensare parecchio.
SULLA SENSIBILITÀ E SUL DOLORE.
Insomma c'era st'articolo. Capitolo 12, Il sistema somatosensoriale, inserto 12.4, FOCUS: La sofferenza di una vita senza dolore. Ve lo ricopio pari pari.
Il dolore insegna a schivare situazioni pericolose, poiché spinge a ritrarsi di fronte a stimoli dannosi. Il campanello d'allarme del dolore, ad esempio, ci fa stare a riposo quando una parte del nostro corpo è ferita. Il dolore è fondamentale per la vita: l'argomento più convincente a sostegno di questa tesi è il fatto che solo in casi rarissimi l'uomo nasce senza possedere la sensazione del dolore. Queste persone vivono in costante pericolo, poiché non si rendono conto se si stanno danneggiando; spesso esse muoiono giovani. Una donna canadese, nata con un'indifferenza agli stimoli dolorosi, non aveva altre deficienze sensoriali e poteva vantare un'acuta intelligenza. Nonostante fosse stata precocemente edotta su come evitare situazioni dannose, sviluppò una progressiva degenerazione delle articolazioni e delle vertebre, con successive deformazioni scheletriche e infezioni: alla fine morì a 28 anni. Apparentemente, bassi livelli di attività nocicettiva sono importanti durante la vita quotidiana, perché ci segnalano quando un certo movimento o una postura prolungata stanno logorando il nostro corpo. Persino quando dormiamo la nocicezione ci può far rivoltare nel letto per prevenire una tensione allo scheletro o lesioni da decubito.
Le persone che nascono con una congenita assenza di dolore sono la dimostrazione che il dolore è una sensazione a sé stante e non semplicemente un eccesso di altre sensazioni. Questi individui usualmente riescono a percepire normalmente gli altri stimoli somatosensitivi. Svariate possono essere le cause effettive. Alcuni possono avere un'esagerata attività endorfinica, dal momento che, somministrando loro un farmaco bloccante le endorfine, si può abbassare la loro tolleranza agli stimoli dannosi; in altri sembrano carenti certe strutture specifiche per il dolore, come le sottili fibre C e i loro nocicettori periferici o la zona di Lissauer del midollo spinale. Può anche trattarsi di un blocco della trasmissione sinaptica nei sistemi che mediano il dolore nel Sistema Nervoso Centrale. In ogni caso, una vita senza dolore non è certo un dono del cielo.
Di qui, conclusioni facili facili. Basta adattare il fisico allo psichico e il gioco è fatto. Siamo ipersensibili? Bene, è ora di sfatare un'altra antica leggenda: non siamo affatto inadatti alla vita, ne siamo i padroni incontrastati. E ogni nuova strada percorsa nel mondo da chicchessia fu spianata da NOI, incapaci com'eravamo di tirare avanti coi sassi e gli sterpi sotto le scarpe.
(La sensibilità come forza, non più come debolezza - chi ci avrebbe mai pensato).
E un'ultima cosa mi rincuora: dolore non è un eccesso di sensazioni, si è detto, dolore non è estremismo. Finché il mio essere Estremo non mi procurerà dolore (fisico o psichico), il problema resterà sociale, morale, teorico, 'consuetudinario', in altre parole: sarò in grado di fare che cazzo mi pare.
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giovedì 14 giugno 2007
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Amigos, oggi torno malinconicamente alle origini inoltrandovi un comunicato del Pirateria (riportato a mano dal flyerino, ditemi grazie).
ristrutturazione ex mercati IL GRANDE AFFARE dal mercato della frutta al mercato dei giovani
Finalmente il comune di Roma riesce a realizzare il suo grande losco e misterioso affare sull'area degli ex mercati generali, iniziato con Rutelli e concluso con Veltroni. La riqualificazione riguarda un complesso di quasi nove ettari, trenta edifici per 44.000 mq di superficie fuori terra e oltre 14.000 interrati. La base d'asta era di 92 milioni di euro mentre l'investimento offerto dai privati ha raggiunto i 230 milioni di euro; l'importo una tantum dovuto al Comune in cambio della cessione della gestione commerciale degli spazi per 60 anni, è passato da 5,5 milioni ai 7 milioni di euro. La ristrutturazione, e la successiva gestione, dei mercati è stata quindi finanziata da aziende private, dato che il comune sicuramente non sarebbe stato in grado di gestire tutti gli sviluppi di questa struttura faraonica.
La grande opera pubblica, di cui il comune di Roma, con il sindaco Veltroni in prima persona, tanto si vanta, è perciò in realtà una grande opera privata.
Crediamo che dando in appalto al privato strutture di tale immenso valore, il comune neghi la possibilità di realizzare servizi e attività che veramente potrebbero soddisfare il pubblico cittadino.
A Roma e ai suoi abitanti in questo momento non serve un nuovo centro commerciale per i giovani o un nuovo palazzetto dello sport. Piuttosto serve che si affrontino i veri problemi della società, quali l'emergenza abitativa, morti e sfruttamenti sul lavoro, sanità e occupazione.
Il progetto della "città dei Giovani" viene presentato con le finalità di creare un nuovo "punto di aggregazione giovanile", dove però il concetto di "aggregazione", a nostro avviso, viene completamente capovolto dalla logica del mercato e del profitto, e dove anche la gioia di confrontarsi, condividere ed esprimere le proprie passioni insieme agli altri viene di fatto mercificata.
Aggregazione per noi significa coinvolgimento e partecipazione attiva di ogni individuo nell'autogestione stessa, significa poter condividere i propri bisogni in piena libertà, fuori da quegli schemi ormai sempre più imposti e purtroppo più apaticamente digeriti dai giovani d'oggi. Crediamo che tramutando questi frutti in semplici beni di consumo, si trasformi l'individuo stesso in un vuoto consumatore passivo. Un'ottima strategia volta ad annientare la creatività collettiva ai fini di rendere il cittadino indolente ad ogni abuso subito.
Inoltre rendendo il divertimento una merce molto cara, inevitabilmente si tagliano fuori le classi economicamente svantaggiate, selezionando i clienti in base al numero di zeri sulla carta di credito.
Pirateria già da 12 anni svolge attività non a scopo di lucro, autofinanziate e autogestite, a cui partecipano moltissimi giovani provenienti da tutto il quartiere e da tutta la città.
Inoltre, essendo attività concepite e realizzate dai giovani stessi, queste sono riuscite a raggiungere un livello qualitativamente molto alto ed attuale, basato soprattutto sulla voglia comune di stare e creare insieme.
PIRATERIA NON RIENTRA NEI PIANI DEL COMUNE. PIRATERIA DEVE ANDAR VIA. VOGLIONO SGOMBERARE PIRATERIA ENTRO LA FINE DI QUESTA ESTATE.
Ribadiamo fermamente l'importanza dell'esistenza di un posto occupato e autogestito, non a scopo di lucro, alla portata di tutti i giovani, un luogo dove la parola "spazio pubblico" sia intesa con il significato che veramente le appartiene (pubblico = che è condiviso da tutta la collettività), in una realtà fatta di palazzi a forma di euro, dove gli interessi economici superano di gran lunga le esigenze de giovani e dei cittadini stessi.
Pensiamo sarebbe inconcepibile l'esclusione di una realtà che da anni svolge attività gratuite in uno spazio reso pubblico dagli occupanti stessi sin dal 1995, riteniamo che queste attività rientrino appieno nelle finalità culturali e sociali poste dal comune stesso al progetto, che inoltre, ribadiamo, prevede la destinazione di ampi spazi ad uso pubblico.
Per questi motivi noi stiamo in lotta contro lo sgombero di Pirateria. La nostra volontà è quella di rimanere dove siamo, di non scendere negli sporchi compromessi della giunta capitolina. Intraprenderemo una lotta politica affinché venga riconosciuta dalla collettività l'importanza delle realtà occupate ed autogestite.
I Pirati |
giovedì 07 giugno 2007
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Perché questo sito è così loffio.
Quando ho qualcosa da dire, non ho voglia di parlare. Quando ho voglia di parlare, non ho mai un cazzo da dire. Vi giuro, è matematico.
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giovedì 31 maggio 2007
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Ogni tanto come sapete mi rileggo tutte le stronzate tirate giù in questi mesi, ogni tanto col senno di poi rido - per non piangere - della sublime incoscienza che aromatizza certe fasi dell'umana esistenza:
Ho l'impressione che bastare
a primavera
per noi semplici d'inverno
sarà più semplice ancora.
Dico: ma vi rendete conto? Si può giungere al punto di odiare l'aver creduto.
Ma ci saranno sempre righe che non si vorrebbe aver scritto. Prendi queste qui: saranno la mia scandalosa vergogna non appena avrò riacquistato un minimo di amor proprio. Sono i momenti kitsch della vita - ci siamo in mezzo anche noi!
Perché il kitsch te lo avvitano dentro da quando sei al mondo, è il vivere scontato, l'amare scontato, il soffrire scontato, come una vite che entra ed esce dal foro d'invito con la strada già fatta. È la lacrimuccia che DEVE cadere perché è così che funziona, hai voglia a pensare che non hai ragione di farla cadere, che in fondo stai meglio di prima, che se non te l'avesse imposto Lei glielo avresti chiesto tu.
Ecco il punto della questione: qualunque cosa possa accadere, a me succede in maniera estrema. Persino il kitsch, che è la negazione di essere estremi. Appartengo per natura alla categoria degli Estremi, spero di incontrarne altri nella vita. Che non vengano meno alla prima traccia di Follia, d'Irrealtà, di Sconvenienza.
Appartengo ai Folli, agli Irreali, agli Sconvenienti.
Ma su una cosa avete ragione, questo blog sta diventando una schifezza.
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mercoledì 30 maggio 2007
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Sono stato bravo a pensare determinate cose nell'istante in cui andavano pensate. Ha centuplicato la mia felicità di quell'istante, proprio come avevo previsto che andasse. E quando quell'istante ritornerà (perché ritornerà, scusate se continuo a ripetermi [L'eterno ritorno dell'eterno ritorno])... allora - beh, ritornerà.
Chiuso quel tentativo lì, riuscitissimo, e chiusa tutta la gran Fase Vitale cui esso era inscritto, ora sto sperimentando la Follia. Mi sto facendo dare una mano dalla chimica, ma credetemi, niente più che una mano. Non è neanche facile descriverla la Follia, non ha una semplice forma. Certamente, è il più efficace e piacevole modo di superare se stessi che avessi sperimentato. Quando troverò le parole, ve ne parlerò.
Nel frattempo ho uploadato in un lampo di operaia lucidità un insolito e già vecchio messaggio d'amore nella sezione Piss&Loathe. Se vi può interessare.
Cioè, non interessa neppure me.
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venerdì 27 aprile 2007
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LACRIME E SALIVA.
La vita è una poesia che scrivi per una e che dedichi a un'altra.
E torni ogni volta ai tuoi infiniti definiti perché di regole non riesci a vivere, e non sai vivere di libertà.
Ti fai ispirare ogni volta da canzoni che hanno più o meno le tue parole, sapevi di volerle dire, non sapevi come.
Le parole poi sono tre quattro, sempre quelle, ma altezzose abbastanza da rendere sublime ogni banalità, ogni ripetizione.
Sei un chirurgo che muore dibattendosi scarico sotto i ferri di un collega incompetente.
La tua Musa ha chiuso gli occhi intanto, non ha visto niente. E ha detto qui sono venuta male, non la sviluppiamo.
Capito, se ne strafotteva, la troia. Perché dovrebbe fregarne a te.
(il mio post più incompleto e fuoritema)
(e questo ormai non è che un blog)
(cose troppo personali per la prosa ufficiale, troppo pigre e improvvisate da diventare versi veri)
(Dovrei cercare il modo di farle pagare questi occhi lustri
piccola ladra di fluidi
con cento nuovi umidissimi baci).
O riarso come in effetti sono, continuare a esplorare l'immenso deserto.
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venerdì 30 marzo 2007
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UP THE VEGETALISTIC PUNX! manifesto.
Non so se sia conveniente usare questa definizione, farò di testa mia e la userò apprescindere: VEGETALISMO. Da non confondere con vegetarismo, e dico da non confondere ASSOLUTAMENTE in quanto sua esplicita e impietosa negazione. Il vegetalismo è - qui sarò volutamente banale muovendo forse al riso i più furbi di voi - la dottrina del "pure i vegetali tengono un'anima".
Obiettivo. Sradicare dalla visione comune l'erronea e antropocentrica convinzione che la prova certa dell'esistenza della coscienza risieda nella forma della sua esternazione. Diciamo che un animale ha delle sensazioni poiché, all'atto pratico, gli diamo un pizzicotto e ci morde: fa, con le dovute proporzioni metodologiche, quello che farebbe un uomo. La pianta invece no, non ha né lingua né denti lei, che volete che dica o che morda.
Ma... cosa ci rende poi tanto certi che non abbia provato dolore?
Eppure di intelligenza ne ostenta a pacchi. Già per tenersi dritta dovrà far leva su una qualche forma d'intelligenza. Per vivere, per allungare le proprie radici in cerca del giusto nutrimento. Pensate che vivere da pianta sia una cosa così idiota e scontata? Ma vi sbagliate di grosso, signori. Il fatto che, nel processo evolutivo globale, queste forme di vita abbiano sviluppato tecniche adattive DIVERSE da quelle di altre creature, non ci dice assolutamente niente sul fatto che non siano 'vive' o che debbano accomodarsi su un piano inferiore della scala naturale della Dignità.
Chiariamo che non si tratta di fare alcun fanatismo. Nessuno vuole riconoscere il diritto di voto a un cespuglio di bacche. Il mio scopo principale è chiarire cosa si intende comunemente per COSCIENZA. Poi viene il resto.
Se pensiamo alla coscienza come a un'anima trascendente la fisicità della persona (o dell'animale, o della pianta), se crediamo che essa sia il dono di un dio, non abbiamo problemi a credere ciecamente alla sua umana specificità. Ma ripensandoci in termini biologici, o per meglio dire chimici, il discorso cambia un bel po'. Intendere la coscienza come il prodotto di reazioni chimiche o meglio ancora di reazioni e reLazioni elettriche addirittura riproducibili in contesti non biologici (qui un bel corso di Reti Neurali vi chiarirebbe molto le idee), ecco, questo può aiutarci a considerarci non troppo diversi dagli animali o dalle piante che tanto disprezziamo, se non nella specializzazione tecnica dei nostri apparati - la quale è sempre e inevitabilmente CONTINGENTE: avremmo potuto avere la bocca sulla fronte, e continuare a funzionare in maniera pressoché identica.
La coscienza è un apparato di strumenti estremamente, ESAGERATAMENTE complessi, grazie ai quali riusciamo a interagire con la nostra fisicità e a modularne validamente il rapporto con l'ambiente circostante. Le sensazioni, quali il dolore o il piacere, sono singoli strumenti di questo apparato. Strumenti anche loro contingenti, funzionali allo scopo, ma non di per sé concettualmente vitali. Potremmo sostituire il dolore provato toccando la fiamma di un accendino con un display cerebrale dalla dicitura 'FUOCO: DANNEGGIA I TESSUTI, EVITARE IL CONTATTO PROLUNGATO. TUTTI I PROCESSI SONO BLOCCATI, PREMERE UN TASTO PER CONTINUARE': funzioneremmo lo stesso!
La coscienza è un apparato di funzioni che ogni forma di vita ha adattato, evoluzionisticamente, al proprio contesto e al proprio specifico percorso evolutivo. Quella degli animali somiglia alla nostra, nelle sue manifestazioni esterne, semplicemente perché con essi condividiamo gran parte del nostro darwiniano cammino.
Ma veniamo al punto.
Non possiamo stabilire in nessun modo quale sia il criterio di demarcazione fra coscienza e Coscienza, quale sia il dolore che va rispettato e quale quello di cui nessuno - all'infuori di chi lo sperimenta - si accorgerà mai. Vediamo che anche le piante, colpite a morte, effettivamente muoiono. Cosa cambia se piangono oppure no, quando effettivamente il loro processo vitale viene drasticamente bloccato?
Niente, non cambia un bel niente, ve lo dico io.
Ma a noi umani piace fare gli animalisti, i vegetariani, proteggere ciò che è comodo proteggere poiché forse ci fa sentire meno infami. Eppure, l'infame chimica non si nasconde, amici miei.
Non voglio innalzare le piante al livello degli uomini, e trasformare il mondo in un covo di mangiatori di pietra (che poi ce ne sarebbe da dire persino riguardo alla pietra ghhghgh)... voglio che accada L'ESATTO CONTRARIO! Voglio 'abbassare' la concezione di uomo e animale a quella di pianta, struttura fisica fra le innumerevoli diverse strutture fisiche, Trasformazioni-Di-Materia in mezzo a Trasformazioni-Di-Materia. La vita è quello, persino la morte, come accennavo nel post sull'eterno ritorno, è trasformazione e nient'altro. Né inizio né fine, né sopra né sotto, né quercia né gatto.
Una giusta interpretazione (a)sociale della mia teoria dovrebbe condurre a conseguenze estreme quali la legittimazione del cannibalismo. L'abbattimento delle differenze - non solo più fra razze, non solo fra specie, addirittura fra regni - dovrebbe portare a questo. Effettivamente, come principio, lo ritengo legittimo.
Sennonché il nostro strumento-intelligenza si è evoluto abbastanza da permettere di essere utilizzato in maniera non sempre così diretta e accondiscendente verso la propria stessa natura: siamo in grado di dare alle cose una interpretazione SOCIALE. Il cannibalismo nella sua forma -fagica (mangereccia) socialmente non è neanche preso in considerazione. Nelle sue innumerevoli forme alternative, come competizione e sopraffazione continua di esseri su esseri, direi senza timore di sbagliarmi che in questo mondo È LA NORMA.
E in conclusione stiamo sempre lì. Forse adesso un po' meno convinti dei nostri squallidi luoghi comuni. Quanto è inutile basare le nostre convinzioni (animalismo, vegetaRismo, e tutti gli -ismi del mondo...) su concetti che conosciamo ancora così poco, palesemente troppo poco per fondarvici sopra alcunché. Non possiamo parlare di vita se non abbiamo ancora chiarito cosa sia, in soldoni, questa cazzo di vita. Non puoi dire io ce l'ho e tu no! di cose che non hai neanche mai visto coi tuoi propri occhi. Non puoi parlare di Rispetto se non puoi chiederti a chi/cosa fa male tutto ciò che fai.
Non se ne può parlare, punto e basta.
Per questo io sono e resterò ancora a lungo 'carnivoro', e cannibale socioesistenziale e tutte le cose più abiette che un malcapitato amante della vita-come-privilegio-da-essere-superiore possa mai temere.
Perché siamo Trasformazione. Il Rispetto e l'Amore sono utilissime sensazioni, ma quando non le hai - quando evidentemente non è naturale che tu le abbia - non te le devi inventare.
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mercoledì 28 marzo 2007
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Oserei ravvisare i due poli fondamentali dell'universo non già in vita e morte come comunemente sostenuto, bensì in Vita e Bellezza. A ciascuna appartengono tratti peculiari dell'altra, ma si tratta sostanzialmente di due entità diverse, interdipendenti e cooperanti. L'una include di norma i valori legati all'umano, al reale, al corporeo, al certo - l'altra quelli concernenti l'ideale, l'astratto, il 'condizionale'.
L'energia tramite cui si influenzano reciprocamente, o Volontà Di Potenza, può assumere funzione omologante o differenziante. L'individuo non può agire direttamente sui due principî fondamentali, ma può, tramite la modulazione e il dosaggio di tale energia, carburarne adeguatamente la collaborazione. La totale coincidenza di Bellezza e Vita si chiama Felicità, e come in un sistema di vasi comunicanti, un totale bilanciamento dei due livelli produce l'azzeramento dell'energia disponibile - dunque la Morte.
Qui si manifesta l'assurdità della condizione umana: se Felicità e Morte coincidono, come potrà avere mai dignità e senso la nostra esistenza?
La soluzione può risiedere nell'affermazione del gusto tragico, dove la Volontà Di Potenza viene utilizzata in modo da differenziare quanto più possibile i due poli, anziché conformarli. L'uomo tragico, l'uomo di Vita, auspica di norma l'allontanamento dei poli. L'uomo apollineo, uomo di Bellezza, tende invece all'avvicinamento.
Ecco dove il diabolico uomo apollineo, quello che nonostante tutto è ancora oggi l'uomo comune, persevera a equivocare: ed ecco perché viviamo ancora in un mondo di aspiranti suicidi.
Ciò potrebbe essere spiegato dall'ipotesi che per l'allontanamento sia necessario un maggior dispendio di energia-Volontà, mentre l'avvicinamento può avvenire in maniera più inerziale o spontanea: la Vita è naturalmente e ingenuamente attratta dalla Bellezza, nel cui volto scorge la realizzazione di uno stadio avanzato e più idoneo dello sviluppo di se stessa.
L'uomo di Bellezza sarebbe quindi semplicemente dotato di un intelletto più 'pigro'. Noialtri tragici, di contro, saremmo i più temerari.
L'errore del tendere alla Bellezza dimora nel fatto che essa non è fondata su valori assoluti, bensì, in analogia alle teorie freudiane del super-ego, è il risultato di un secolare, atavico lavoro culturale dell'uomo, teso alla definizione di valori 'superiori' tramite la grossolana negazione di ciò che superiore non è, ossia di ciò che è umano e basta. Ecco dove casca l'asino: l'ideale sociale è anti-umano per definizione, e occulta dietro il simulacro del progresso una implicita intenzione di NEGARE la Vita. E in ultima analisi, è tutto quello che fa.
La nostra - così come qualunque cosa io definisca 'punk' - non è da intendersi come rifiuto della Vita, quanto come rifiuto di tutte le schifezze chimiche con cui ogni morale e tutti i 'massimi sistemi' tendono a tagliarla, dunque non negazione, ma la più pura e totale accettazione immaginabile.
In ottica 'Vitale', il termine Felicità assume così un nuovo significato, legato a ciò che è, anziché ciò che si sogna che sia: la dignità del sogno sta nella sua esistenza fenomenologica come naturale espressione dell'individuo, più che nella sua realizzazione e immaginaria trasposizione nel mondo.
Banalizzando - non prendetemi alla lettera -, bisognerebbe imparare a sognare senza voler realizzare, o almeno dando precedenza alla prima possibilità rispetto alla seconda. Accettare e esaltare le proprie aspirazioni come un'opera che si è creata e che si tiene esposta in salotto, non come un lavoro salariato che qualcuno ci ha imposto di compiere.
Tutto il resto da lì potrebbe venir giù come gli pare.
Ora, che la mia sia metafisica, anche piuttosto scontata e approssimativa, lo comprendo benissimo. Ma non pensiate che io voglia spiegare ogni cosa con queste due fesserie - non è che una strategia retorica per delineare il mio pensiero pratico sull'argomento.
Metà fisica, l'altra metà baggianate, insomma. Torniamo pure a parlare d'altro.
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martedì 27 marzo 2007
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Riapro sta specie di blog dopo sei mesi, spero vi faccia piacere. Ho uploadato un componimento nella sezione Piss&Loathe qualche giorno fa. Non credo che mi occuperò più delle varie altre sezioni del sito, al massimo distrattamente. La presentazione in particolare meditai a lungo di bruciarla (virtualmente parlando), salvo poi decidere di tenerla su come cimelio. E trattasi di caso non isolato. La sezione zine sarà immaginariamente chiusa - considerato che da quel punto di vista ora 'lavorerò' sia pure part-time per CrustPunk, il portale di Sveden. O così si suppone. Qui adesso voglio solo BLOGGARE, come i ragazzini.
Ci si ritrova in un momento buffo, un momento di cambiamento. Il crust è diventato anche per me, come per tutti - complice la sua (nostra?) improvvisa sterzata verso il COOLismo sociale -, ricerca di approvazione anziché ricerca d'appartenenza, come era previsto che fosse. Sempre moda, intendiamoci, ma non più il tipo di moda che piaceva a me. In questo contesto extra-light credo venga meno anche il bisogno di prediche di cui mi sentivo portatore fino a poco fa. Da oggi basta (im)moralizzazioni, basta tutto... solo una sana ricerca di problemi e relative soluzioni, solo metodo scientifico o forme personalizzate del suddetto. Voglio cominciare a elaborare la mia Teoria del Tutto, voglio arrivare a parlare finalmente con obiettività e concretezza dell'Uomo e dell'Universo, tenendovi aggiornati sui miei passi fondamentali, o comunque su quelli che avrò voglia e tempo di riportare. Voglio tornare a pensare perché forse mi veniva bene.
Punto: non appena seghi via le sbarre della gabbia che avevi intorno ti accorgi di ritrovartene mille altre davanti, le celle di chi a evadere non ci ha mai neanche pensato, incastrate a mosaico e insormontabili colla sola leva delle proprie compassionevoli forze. Moriamo ogni giorno dei mali degli altri. Questo per dire quanta pena, quanta sovrumana fatica dia cercare di sciogliere le catene o sentirsi liberi in un mondo che nel frattempo ti ride in faccia compiacendosi di tirare a campare da prigioniero.
Moriamo ogni giorno e siamo costretti a curarci come si curano i tossici, coi palliativi, sentendoci liberi in mezzo a noi eguali, dedicando poesie profonde e - sdolcinate? - a chi sappiamo non ci riderà in faccia, sputando in viso per gioco a un amico che amiamo e non, come bensì converrebbe, al burocrate infame dietro la scrivania che si rifiuta di lasciarci esistere nel solo modo che mai ci uscirebbe normale e dignitoso. Il punk è anche un po' questo palliativo, una libertà con la minuscola che ci prendiamo senza far domanda al comune, senza chiedere in prestito un cazzo a nessuno. Ma i palliativi a una certa rompono il cazzo, vien voglia di relegarli all'uso di puri fondali e cominciare a dedicare vita e cervello a qualcos'altro. So now, here I am.
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venerdì 17 novembre 2006
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PROTEST TO SURVIVE - anarchopunx uniti @ centro Malatesta
Vi ricopio pari pari il testo del flyerino dell'iniziativa (by Marieddu & Totino se ho ben capito - distribuito ieri sera). In pratica si tratta di noi punx romani un po' zingari che cerchiamo di riunirci nella speranza eterna di combinare ancora qualcosa che valga la pena - ma va beh, leggete qua.
Con queste poche righe vorremmo spiegare il senso dell'iniziativa di stasera, partendo dal ringraziare il Gruppo Anarchico Malatesta che ci ha dato la disponibilità a poter usufruire di questo luogo ed il materiale in esso contenuto. Il motivo principale che ci ha spinto ad attivarci nell'organizzazione di un info shop è stato la necessità di avere uno spazio d'incontro infrasettimanale nel quale portare avanti il discorso punk, nostro stile di vita, ideale che ci spinge oltre la semplice sfera musicale e legato inevitabilmente a tutto ciò che significa autoproduzione. Una via di fuga dall'apatia e dal conformismo quotidiano che ci regala questa società, un ulteriore stimolo a non aspettare il sabato con il suo concerto ed il suo "sballo" prefissato. L'info shop sarà attivo ogni giovedì (salvo altre iniziative che ci coinvolgono, vedi gli Avskum il 30 novembre...). Qui troverai una distribuzione di materiale musicale vario (dischi, 'zines, cd, stampe...) e di controinformazione su carceri, cpt, vivisezione ed altre infami realtà alle quali ci opponiamo. Troverai anche un po' di cibo e tutti gli abbeveraggi "necessari". Abbiamo scelto il nome di Protest To Survive rifacendoci ai pezzi di Discharge & Varukers, due tra i tanti gruppi che da trent'anni a questa parte urlano la loro rabbia da sopra un palco. E possiamo dire che in queste parole alla fine è raccolta anche la nostra stessa essenza. Protestare ci sembra l'unica cosa da fare visto che in ballo c'è la nostra sopravvivenza, corrosa da un governo sempre più repressivo, sostenuto da una accondiscendente popolazione intrisa delle più disparate falsità morali, politiche e religiose. Un governo che mantiene vivo l'eterno divario tra nord e sud, realtà tra loro profondamente diverse, un governo all'interno del quale si sviluppano volgari ideologie razziste, basate sull'ignoranza e l'incapacità di pensare ed agire liberamente del singolo individuo e sull'oppressione di esso. Protestare è l'unica cosa da fare all'interno di una società che ha reso spettacolo & business ogni forma di creatività e ribellione, e vane illusioni le speranze, le aspettative e le giuste pretese di intere generazioni. Torniamo a comunicare la nostra rabbia, difendiamo e diffondiamo la nostra (scontro)cultura, rendiamo il punk ancora una minaccia...
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domenica 22 ottobre 2006
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L’eterno ritorno è la più esaltante e incantevole delle mille intuizioni di quel geniaccio di Nietzsche. Ma per quanto lo si possa approfondire su centomila volumi, è un sentimento che ci devi avere un gran culo perché ti colga in pieno, ti scuota, ti cambi la vita - quasi occorra una specie d'ILLUMINAZIONE DIVINA.
Credere che il tempo dell’universo sia eterno, e che questa eternità risieda nel suo essere ciclico, ricorrente, nel suo ripetersi all’infinito, identico ogni volta a se stesso nelle grandi come nelle minuscole cose, non è tuttavia da considerarsi come un semplice atto di fede.
È innanzitutto logica, e fantasia. Sarei persino in grado di definirlo in termini scientifici, o pseudotali, se lo ritenessi necessario.
Immaginarsi l’universo come infinito in termini spaziali, allo stato di conoscenze attuale, non è neanche troppo impegnativo. Infinito in quale senso non ha importanza: che fuori da esso vi sia nulla o Il Nulla non cambia granché - tutto ciò che è Universo include, di per sé, Tutto Ciò Che Esiste. Che poi esso sia eterno non è nemmeno da dimostrare: se il tempo non è altro che un'astrazione mentale UMANA per la definizione e il monitoraggio delle variazioni fisiche dello spazio medesimo, appare lapalissiano pensare che a uno spazio infinito corrisponda un tempo infinito - a meno che questo spazio non raggiunga uno stato di quiete totale, la cosiddetta morte entropica di cui parlano certi luminari catastrofisti.
In realtà, la ‘fine del mondo’ entropica è una possibilità insospettabilmente realistica, da tenere bene in conto: terraterra, quando tutta l’energia dell’universo si sarà consumata, tra fantastiliardi di anni, ogni movimento (definito appunto come energia cinetica) verrà annullato, e lo stesso concetto di tempo non avrà più ragion d’essere.
Ma non è detto che vada così. Risulta ragionevolmente complicato ammettere l’eventualità di un tempo a semiretta, con una fine precisa - quella descritta - e un inizio vago ma soprattutto impossibile: un PRIMA non sarebbe mai potuto esistere in termini di quiete entropica, poiché da essa non si sarebbe mai potuto sviluppare alcun tipo di movimento. Dunque il tempo, se esiste, non può essere nato dal non-tempo.
È possibile invece, al di là di tutto ciò, che in tutto il suo vagare di miliardi e miliardi di anni l’universo vada incontro ad una casuale ridondanza: se esso è davvero eterno (e noi intendiamo crederci, giusto?), un tale momento è logicamente inevitabile - come si può immaginare che qualcosa che perdura in eterno non debba, necessariamente benché per cause contingenti, nel giro di un tempo indefinito, ritrovarsi in una configurazione fisica già precedentemente assunta?
La probabilità che abbiano luogo due conformazioni spaziali identiche a distanza di tempo, nella distribuzione dei corpi e dei loro componenti, nei loro rapporti di forze, nei loro movimenti, è bassissima: la probabilità più bassa che ci sia dato immaginare.
Eppure, quando si ragiona in termini di possibilità infinite, anche l’improbabile diviene plausibile. Non solo: diviene CERTO.
Ovviamente, da configurazioni identiche non possono che scaturire effetti e conseguenze identiche: da due presenti uguali, su due dimensioni diverse, non possono che uscir fuori due futuri uguali, in tutto e per tutto. Dopodiché si prosegue, rivivendo ogni cosa come la volta precedente fino al momento della fatidica ridondanza: lì si ricomincia.
Basta la realizzazione di una sola casuale data di ridondanza, perché questa ripetizione diventi regola ineluttabile: come un giradischi scassato che entra in un loop infinito. Vedete quant’è semplice?
L’attuazione meccanica di questo spostamento verso l’ANNO ZERO da cui fare punto e a capo costituisce dunque l’attività pulsante, significante del cerchio del tempo. Ma cosa esiste allora FUORI dal cerchio?
Risposta: Chi se ne fotte.
Tutti i quesiti che tormentano l’uomo dagli albori della sua esistenza, e chi siamo e da dove veniamo e dov’è che andiamo, si possono riassumere efficacemente in una sola grande domanda: Vale davvero la pena vivere tutto questo? - eccolo l’unico vero interrogativo, cui l’uomo ha sempre più o meno consapevolmente cercato risposta. To be, or not to be - that is the question.
La mia, di risposta, a questo punto è palese: Corbezzoli se vale la pena.
Proprio su questo punto, non sugli spericolati armeggi positivistici improvvisati finora, si era soffermata l’attenzione di Nietzsche, a dire il vero in forma molto più astratta, secondo molti solamente allegorica.
Rivivremo insomma, e già molte altre volte vivemmo, vite sempre dannatamente identiche e inconsapevoli del proprio passato. La certezza filosofica dell’eterno ritorno è in questo senso un surrogato di tale consapevolezza negata, in questo sta la sua utilità e grandezza.
Pensate a che mondo fantastico ci si può aprire davanti: l’eterno ritorno bandisce la provvisorietà, la patetica precarietà dell’esistenza paventata da preti e saggi vittimisti sin dai primordi della vita umana.
Ogni cosa che avesse il destino di ripetersi per sempre realizzerebbe esattamente in ciò tutto il suo senso: ogni vita umana, ed ogni suo attimo/atomo costitutivo, non sarebbero più un misero caso nell’incedere sordo dell’eternità, ma un momento fondamentale del ciclo della vita e della materia, mosso in eterno dalla medesima volontà: volontà di potenza. Un momento decorato dell’onoreficenza e del beneficio d’essere eterno e ripetituro, dunque di una dignità che lo pone al di sopra della disputa se valga o non valga la pena viverlo o lasciarlo trascorrere.
Ciò che è provvisorio tende ad essere considerato con superficialità, poiché semplicemente chi se ne frega, domani non sarà più. Ma il caduco che diviene eterno richiede d’essere trattato coi guanti, essere vissuto fino in fondo come il più importante degli attimi della vita. Tutta la vita dell’UOMO ETERNO avrà da essere vissuta con la stessa magnifica intensità e passione, ma non per gusto: per inevitabilità e fatalità proprie.
La teoria dell’eterno ritorno rappresenta il massimo grado dell’accettazione della vita in sé, ovvero la massima esaltazione di quello che Nietzsche chiamava ÜBERMENSCH, e che io ridefinisco, a mio piacere e soprattutto a mio rischio, come il ‘punk ideale’.
Il punk è appunto quello che gioisce della vita in ogni sua espressione, che sa trasformare ciò che di tragico essa propone (persino la morte, una ‘fine’ fasulla inventata dall’uomo per giustificare il proprio arbitrario privilegio nel ciclo ininterrotto del mutamento della materia) in dionisiaco godimento come senso ultimo e distintivo del proprio essere al mondo, celebrando il mondo stesso come l’apologia più bella di ciò che Egli è ed è stato capace di CREARE mediante la propria Volontà.
(Mi perdonerete il gioco di ‘furti filosofici’ al Grande Maestro Friedrich Wilhelm - era inevitabile).
E comprenderete in ultima analisi come non si tratti di conclusioni comode a un prete. Sarebbe del tutto inutile introdurre astrazioni religiose (tipo ‘dio’) in una tale weltanschauung iper-materialista: la completezza intrinseca dell’esistenza annulla per definizione la possibilità di bisogni e aspirazioni ultraterrene da parte di chicchessia. Vivere a questo mondo sarà l’imperativo, non attendere di farlo altrove. E scusate se è poco.
Pensate che so, a quella volta con lei, il primo amore d'adolescente, pensate alle risate incontrollate, a quella intuizione febbrile di felicità che si impadroniva della vostra anima e del vostro corpo, quell’istante d’inesprimibile infinito, che pure temevate per sempre perduto, pensate che tutto questo dovrà riavvenire, e non una sola ma infinite volte, e che a ciascun turno sarà bello uguale - non è forse lo stesso sorriso incontrollato a ricomparirvi in volto adesso? La stessa febbre di quell’attimo ad assalirvi, e la certezza che tutto ciò sia davvero eterno, importante e maestoso come tutto ciò ch’è infinito (non era solo una stupida sensazione!) - non è forse quello che cercavate? |
mercoledì 04 ottobre 2006
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Se proprio ci tieni a darmi dell'idiota faresti bene nel frattempo a dimostrarmelo - sottoponendomi per esempio a un test d'intelligenza comparativo... Il fatto che la pensiamo in maniera diversa e che possediamo interessi praticamente opposti non può costituire un indicatore psicometricamente accettabile. Nessuno di noi due è cresciuto con le orecchie tappate, ci siamo riempiti i vestiti di fango proprio come tutti gli altri e non abbiamo l'anima abbastanza brillante da permetterci di usarla come faro sulle strade del mondo. Come uomo e come punk, mi riservo la buona creanza di dubitare della infallibilità e della superiorità delle mie convinzioni: potrei non avere ragione. Ma il bello è che anche tu potresti non averne, infatti non ne hai mai avuta, tutto il mondo non ne ha mai avuta: ecco il bello della convivenza nella diversità, e lo schifo vomitevole della MILITANZA LIVELLATRICE.
Guardo il mio amato anarchopunk e lo piango, frainteso e riadattato nel riflesso dei pensieri e dei gesti sgorbi di gente mediocre, lo guardo e penso - chi l'avrebbe mai detto - che certe volte riesce pure a lui di farmi un po' schifo.
Quel che io sono per mia presente natura, costoro cercano di attribuirselo tramite la predica della rivoluzione, tramite il gioco delle attitudini e delle frequentazioni, tramite l'estremismo violento di un pensiero che non è neanche pensiero, è un copia&incolla di frasi in rima e luoghi comuni "libertari" buoni da queste parti a farcisi due risate.
Ma non funzionerà mai.
Citando a memoria un vecchio conoscente: "Punk non è un esercito in cui ci si arruola, è una questione di indole, e se non ce l'hai non ti dice niente nessuno".
Non ti dice niente nessuno, dio cane. |
sabato 23 settembre 2006
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La svastica non è mai stata una mia nemica. L'intolleranza e la chiusura di mente, loro sì. Hai voglia. Ma non esiste un mostro a forma di svastica. Il sonno della ragione produce mostri.
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domenica 03 settembre 2006
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Piccolo Post Filosofico Per Cambiare Il Mondo.
Chiedo in prestito il concetto di pensiero debole al professor Gianni Vattimo come argomentazione anti-bombe (e che sia l'ultima volta che torno sul tema). Il pensiero debole è quello dell'uomo 'postmoderno' che scopre l'inadeguatezza di qualunque punto di vista filosofico come prospettiva universale, e l'impossibilità di una filosofia che spieghi i principî primi oggettivi della realtà - del conoscere e dell'agire - cosa che si è tentato e ci si è illusi di poter fare per millenni. Se non c'è un fondamento oggettivo, ma miliardi di principî individualmente validi, non esiste più una sola forma di Umanità autentica da realizzare - ma miliardi di forme diverse che necessitano, per la sopravvivenza, di un generoso slancio verso un mutuo rispetto e una convivenza pacifica. Dunque l'origine della violenza è da ricercarsi nel cosiddetto pensiero forte, nel residuo di quelle strutture autoritarie che generano ideologie forti (non solo 'autoritarie' per definizione politologica: persino i vari socialismi, o l'anarchismo stesso, rientrano nella categoria e comprenderete perché), producendo inevitabilmente lo scontro nel loro tentativo di imporre il proprio punto di vista sulle altre ideologie. I fautori del pensiero forte strumentalizzano le ideologie per imporre un sistema di dominio sugli uomini, o anche di innocente monitoraggio, in virtù di una gerarchizzazione delle forme della realtà secondo cui alcuni aspetti sarebbero migliori di altri. Ma questo dominio è una forma di violenza chiaramente arbitraria e prevaricante. La scomparsa della violenza è possibile solo a patto che ogni ideologia forte scompaia e lasci il posto a una molteplicità di 'culture deboli' che non intendano dominare le une sulle altre, ma coesistere nella piena accettazione reciproca. Se non esiste più una speculazione forte, infallibile ed oggettiva, il ruolo della filosofia regredisce a quello di una semplice e più umana griglia interpretativa del reale di matrice meramente pragmatica e - udite udite - individuale. Non si può scippare la 'Rivoluzione' a chi non la concede, o farne dono a chi non la chiede. Per lealtà, ci si può augurare che il cambiamento avvenga in altra maniera, partendo dalle Piccole Coscienze Individuali per poi contaminare e rinnovare via via, per diffusione spontanea (sinonimo di cultura collettiva), la Grande Coscienza dell'Umanità. Se poi non si ritiene 'filosofica' la propria ribellione, ma 'rabbiosa', 'naturale' o 'istintiva', allora che dire... ribadisco di non avere difficoltà a considerare, in questo campo, ogni reazione impulsiva alla stregua di un cazzotto sul muro. Sono sempre convinto che rinnovi meglio e più un post come questo, fatto leggere e comprendere, che mille bombe di mille anarchici in mille città diverse.
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lunedì 28 agosto 2006
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Poche settimane di Dati Di Fatto sono bastate a uccidere definitivamente i già inoffensivi spettri della mia fiducia nella 'politica' istituzionale - fatico addirittura a credere di aver avuto a suo tempo dei dubbi (cfr. post 02 aprile). E ora militanza astensionista à go-go, con annesse puzza-sotto-al-naso e repulsione fisiologica per le correnti avverse.
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giovedì 24 agosto 2006
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Se Lorsignori consentono, vorrei permettermi di sfatare un antico mito. L'amore come affare per cuori teneri NON ESISTE. Smettiamola con le quattordicenni con la lacrimuccia e i cuoricini appiccicati sul diarietto, le casalinghe fragili sui romanzi d'appendice, i cardellini che fischiettano amabilmente tendendosi le zampine. Amare è un atto di forza, desiderio di possesso, volontà di potenza addirittura. Ama di più chi desidera con maggiore impeto: l'energia vivificante di una passione la si misura da quanto ti rende più vivo, magari più folle, insolente, non da quanto dolcemente ti fa chinare la testa. Che poi questa dolcezza entri a far parte dei giochi PIÙ TARDI, per gusto 'romantico' o mille altre ragioni soggettive, è un altro discorso.
L'odio, quello sì, è prerogativa dei deboli - ma non è che desiderio debole mascherato da disprezzo, e dove esiste la passione non può esistere il disprezzo. L'odio, in generale, è un amore timido, complessato, una maschera e una menzogna. E l'amore timido, come tale, non può che inginocchiarsi all'amor temerario. È comunque un dato di fatto che i cattivi sentimenti (odio, rabbia, disprezzo...), in quanto emozioni soggettive, facciano male e difetto esclusivamente a chi li prova. |
mercoledì 16 agosto 2006
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Fa impressione notare come ogni intolleranza, fanatismo, odio, violenza, e ogni più abietta forma dell'anima e del corpo di cui l'umanità sia capace, nasca esattamente nelle circostanze e nei posti che qualcuno aveva preposto a combatterla o quantomeno a esorcizzarla: le chiese, i cortei, le caserme, le curve degli stadi. Non mi risulta neanche difficile sovrapporre percettivamente il fetore di tanta merda all'immagine mentale di mille giovani che levano al cielo sincronicamente le loro braccia urlando a una sola voce slogan e cori imposti o inventati da altri. La perdita dell'individualità a favore del macchinale movimento collettivo non è solo perdita di se stessi e di ciò che fa bene a se stessi, ma anche e soprattutto perdita di ogni legame costruttivo con ciò che esiste FUORI da se stessi. |
domenica 13 agosto 2006
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«L'arte va pagata». Innanzitutto, rockstar dei miei coglioni, se tu sei un artista io sono Leonardo Da Vinci. In secondo luogo non siamo fruttivendoli. Fare arte è - banalissimamente - esprimere se stessi, che è un bel modo per dire vivere. Ti pare normale farsi pagare per - vivere? Superfluo osservare come anche a me facciano comodo cento carte di più nel portafogli (specie e a buona logica come 'rimborso spese'), sarei capace di rubarle - mi riservo tuttavia la buona creanza di non farne una questione di principio, o addirittura un motto. |
martedì 01 agosto 2006
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- Nessun avvenire e nessuna umanità, nessun comunismo e nessuna anarchia valgono il sacrificio della mia vita. Dal giorno che mi sono scoperto ho considerato me stesso come META suprema.
- L'anarchia è per me un mezzo per giungere alla realizzazione dell'individuo; e non l'individuo un mezzo per la realizzazione di quella. Se così fosse anche l'anarchia sarebbe un fantasma. Se i deboli SOGNANO l'anarchia per un fine sociale, i forti PRATICANO l'anarchia come un mezzo d'individuazione.
Non sono parole mie, ma di Renzo Novatore. È sorprendente, stupendamente assurdo riscoprire così 'tardi' i pensieri e le azioni di un uomo, e accorgersi - dati scritti alla mano - di quanto poco passi fra le parole soltanto lette e quelle da sempre pensate. Novatore supera tranquillamente qualunque mio alter ego intellettuale precedentemente individuato. Al punto da meritarsi l'immediata assegnazione di una intera sezione su queste pagine. Guardare per credere. |
domenica 30 luglio 2006
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Riguardandomi da cima a fondo tutto il sito, non ho potuto fare a meno di notare una cosa. In certi punti, Barabba Liberation Front (massì, diamo la colpa a lui) sembra quasi voler assumere la forma di un Manifesto. O meglio, si presta a questa interpretazione - indipendentemente da quanto ciò sia poi realmente intenzionale. Ho detto e sentito dir male di certo tipo di dichiarazioni d'intenti puramente speculative, dove pare solitamente passare un abisso fra le chiacchiere e l'azione. Ma è proprio là che casca l'asino. Non ho mai inteso fondare un 'movimento' (militare politico culturale letterario o dite voi cosa vi manca), la cosa suona già di per sé abbastanza ridicola, figuratevi col sottoscritto in mezzo. Barabba Liberation Front è il diario intimo di un intelletto, la sua agenda di appuntamenti, la rubrica degli indirizzi, quattro promemoria che facciano da chiavi di lettura agli enigmi quotidiani. L'intero effetto-propaganda è da considerarsi collaterale. Per il punk, inteso alla mia maniera, vale lo stesso discorso. Non ci sono punti programmatici, non ci sono azioni e obiettivi fissi, solo la composizione dell'aria che respiro è differente, il mio sole ha un altro colore - prendo atto di tendere a funzionare in maniera completamente nuova, la cosa mi diverte, cerco di coinvolgervi e infine taccio. Oltre tutto ciò non mi è dato arrivare. |
venerdì 14 luglio 2006
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Riprendiamo gli uploads dopo sta lunga pausa con un paio di flyer:
MUSICA E SUONI COME LOTTA E DENUNCIA SOCIALE Gruppo Anarchico Ferrarese ~ visualizza flyer Sì la solita paternale sull'autoproduzione, ma fidatevi, mai come in questi tempi, e su questi argomenti, repetita iuvant.
NAPALM RAVE Concerto D-Beat/Crust ~ visualizza flyer (naturalmente by Niki Berserk) Seratona in quel di Viareggio (CSA SARS - venerdì 21 luglio) con Death From Above - il progetto londinese di Koppa (Campus Sterminii, etc...) & C., temo in via di scioglimento - e poi Berserk, Disturbo e i nostri gayssimi One Life Agony.
Lunga pausa dicevo, dovuta a molteplici ragioni di cui nessuna, confesso, va oltre lo scazzo personale. Sono uno che non ha spesso qualcosa di serio da dire, nella vita tendo a preferire il Futile e questi sono i risultati.
Distratto dai mondiali (po po po po po pooo po) anche se fa poco anarchopunk (le mie ancestrali passioni di bambino di paese vengono prima di qualunque ideale e di qualunque rifiuto-a-priori. Non è nazionalismo, né niente di sporco an sich... si fa presto a additare come stupidi, ingiusti, illegittimi i modi di vivere di qualcuno, se non corrispondono ai propri). Panem et circenses, è davvero questo che vogliamo, inutile fingere il contrario.
Distratto dal caldo, cazzo in questo clima viene anche naturale un minimo di disimpegno. Distratto dalle donne, distratto dalla centerba (70% vol. !!!) e dai vari stupefacenti di circostanza, perché anche quella, per quanto mi riguarda, è passione.
In barba a tante distrazioni si continua a pensare. Avviare la produzione di una fanzine cartacea, l'anima vera del d.i.y. a mio modo di intenderlo. Sarebbe carino. Occupare un cazzo di posto, noi gente dalle vedute comuni, per scrollarci di dosso il peso di dipendere da pigre (per quanto ammirevoli) militanze lontane anni luce dai nostri obiettivi. Sì, sarebbe bello ma non basta solo pensarci.
Action time, bastardi. |
domenica 11 giugno 2006
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Combattere il cosiddetto 'sistema' con le sue stesse armi. È questo quello che auspicate, millantando la validità esclusiva della costrizione violenta come strumento di progresso. Usare la forza per prenderci quel che non sappiamo prenderci in altra maniera. Ora, ragionare o meglio ancora agire come loro fa già abbastanza schifo per conto suo. Per principio, diciamo, al fine di dare argomenti anche agli spiriti più idealisti. Ma ammettiamo per un attimo di non volerci fondare su alcun principio (e questa è una cosa che non ho alcun problema a fare): non sarebbe tutto ancora contraddittorio, non sarebbe ancora maledettamente complicato? È il POTERE, cazzo: come si fa a avere la presunzione, l'ingenuità di poterlo combattere con le SUE armi... ma non vi rendete conto di quanto è più forte? Vincerà sempre, e noi perderemo. Vincerà perché è programmato, strutturato per vincere - per POTERE, appunto - e noi NO. Dove non esiste una consistente (re)azione intellettuale (100% dell'azione totale oserei stimare) la Repressione batte l'Insurrezione per un logico processo naturale. Date un'occhiata intelligente ai libri di storia. Piantatela di contare i morti però, contate le idee - poiché solo quelle restano ancora in nostro POTERE. |
giovedì 01 giugno 2006
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"Perché essere punk se posso essere me stesso?" Il cerchio che voleva troppo aprirsi finì per chiudersi nell'altra direzione. Vengono da me a rinnegare la legittimità naturale delle più scontate strategie social-evolutive (quali il conformismo), in nome di una apertura mentale i cui soli punti programmatici siano a) non lasciarsi definire, b) non lasciarsi influenzare. E si credono più liberi di me. Non si sentono condizionati, 'non appartengono', loro. Ma io dico che non è un tiranno l'etichetta, bensì un saggio maestro. È ciò che, realizzato da altri, dà la possibilità a me di realizzare me stesso. Non è un soffitto basso sulle nostre teste, ma un piedistallo dorato sotto i nostri piedi. Se uno tenesse alla sua singolarità più che alla immagine pubblica della suddetta, mi darebbe ragione senza far storie. Ma finché la libertà sarà confusa con questa specie di 'autismo intellettuale' per il quale l'Inferno è 'lasciarsi influenzare' o 'appartenere', staremo ancora a sguazzare nel fango. Altro che Rivoluzione. |
domenica 21 maggio 2006
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Noi siamo pacifisti. Noi crediamo nel punk in quanto è un movimento che offre all'individuo di questo secolo, comunemente ridotto a una merda, di ribaltare la propria posizione e riconquistare tutti quei piaceri che rendono fantastica la sua vita. Noi siamo pacifisti e crediamo che le armi di un sistema militarizzato non si combattano con le armi di un potere rivoluzionario. Noi siamo contro la guerra ma la pace non ha senso se il prezzo da pagare sono le nostre vite.
Noi siamo pacifisti perché crediamo che la violenza generi solo altra violenza ed è sulle proprie capacità che bisogna contare per combattere la repressione dello stato. Ci siamo fatti fregare. Hanno innalzato dei muri per dividerci, per renderci nemici e qualcuno ci è cascato. Il punk non ha bisogno di maschioni sudati coi muscoli in bella vista che aspettano una buona occasione per pestare qualcuno. Il punk non ha bisogno di ridicole dimostrazioni di machismo, né di risse, né di coltelli, né di scarponi chiodati.
Dobbiamo abbattere le barriere e provare a vivere insieme. Dobbiamo aprire i nostri cuori al rispetto e all'amore. Dobbiamo unirci tutti contro ogni guerra, contro ogni abuso e ogni forma di violenza. Dobbiamo vedere il movimento punk non come un modo per sfogare le nostre frustrazioni, per quello c'è lo stadio e l'esercito.ANARCHIA PACE LIBERTÀ (testo di un volantino esposto dai Berserk al concerto di ieri sera al Pirateria - qualsiasi riferimento NON è assolutamente casuale). |
venerdì 19 maggio 2006
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Perché mai tutto questo RUMORE? Fra le tante cause discusse, io scelgo Nessuna. Odio? Ma quale odio, noialtri riusciamo a odiare se e solo se, chi e solo chi. E comunque ci viene bene anche in silenzio. Io dico che non è quello. Rabbia? Ah. Ah. Ah. Quella lasciamola agli skinhead, e siamo seri per una volta. Non sono affatto arrabbiato, né credo che immolerei mai la mia vita a un sentimento tanto noioso. Violenza? Naaa. Non era dei metallari l'istinto omicida (grind, non crust - e chissà quante altre schifezze affiliate)? No, non va bene. A noi piace la convivenza, benché informale, ci piace il mondo e non vogliamo distruggerlo. Ve lo dico io allora che cos'è il nostro rumore - qualcos'altro, qualcosa di meno palpabile ma senz'altro più intelligente e universale: potenza, o qualcosa del genere. Volontà di potenza per l'esattezza.
(p.s.: vi gusta la nuova grafica? dehehe adulatori!). |
lunedì 08 maggio 2006
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Una geniale metafora della merda. Mi vengono i brividi solo a pensarlo: stavo quasi per andarci. O perlomeno, avevo considerato l'ipotesi. Che poi sia stato un meritevolissimo concerto hard rock non v'è dubbio alcuno - hard rock nel senso di metal (li definireste punk venti euro d'ingresso per due serate?). Ma del concerto e dei bravi musicisti (che poi stando a tante testimonianze non furono neanche all'altezza delle aspettative), e delle varie chiqueries di propaganda, I couldn't care less. Facciamo una rapida analisi basata sul sentito dire (su certi temi ormai mi faccio bastare quello) di quella che è stata invece la sostanza della due giorni d'inizio maggio al Dordoni di Cremona. Dieci euro a serata l'ingresso che all'Ateneo ci entravamo in dodici (la promessa su flyer e affini era di sette euro, già tantissimi... poi cosa sarà andato storto? O forse troppo 'dritto'...). Una birra tre euro. Cacciati fuori tutti alle due di notte. Episodi di intolleranza da parte del collettivo rash à go-go (rash? red and anarchist skinheads? che barzelletta). Eppure il piatto forte resta un altro: desideri acchittare la distro sul posto? Fanno cinquanta euro! Ah. Ah. Ah. Alla faccia di trent'anni di autoproduzione e di stenti, alla faccia di ogni forma di eversività libertaria, alla faccia del più banale e giovanile buonsenso. Dettagli, si è detto. Lo hanno detto e fatto dire i movimenti propagandistici di gente come il buon GiulioTheBastard, autentico genio del male e capo burattinaio della baracca. I suoi 'fenomenali' Cripple Bastards non possono suonare che al Dordoni ormai (ogni posto occupato d'Italia dotato di un minimo d'iniziativa gli ha da tempo tolto il saluto) e se ciò avviene non è certo perché in quel di Cremona siano tutti più intelligenti ed aperti al confronto, semmai l'esatto contrario. È la stessa gente che in una di queste serate assaliva, nel numero di SETTE uomini PELATI armati di spranghe di legno, un 'fastidiosissimo punkabbestia' investito dell'invero infamante accusa di 'spaccio importuno di speed', aprendo la testa a lui e a un cane che si era ritrovato suo malgrado nella mischia, e allontanando i pochi 'innocenti' accorsi con spintoni e poco lusinghiere minacce di sprangate... (tenete conto che continuo a parlare per sentito dire, le cose potrebbero avere avuto una diversa dinamica - eppure la sostanza non cambia: chi aveva i bastoni in mano erano quelli lì). Sono i figlioli virtuali di questo nuovo 'diplomatico' chiacchierone, al secolo un naziskin represso troppo metallaro per essere skin, troppo arrogante per essere semplicemente nazi, non già nazionalista ma addirittura 'cetnico' - nazionalista sì ma serbo, neanche italiano... che sarebbe stato troppo banale, poco 'vincente', poco adeguato a GiulioTheBastard. Quest'uomo cresciuto e vissuto di principî appresi a calci in culo al servizio di leva, quest'uomo tanto sottile e aguzzo da far passare idee mediocri, astruse, vecchie quanto il mondo (per quanto inumane), per riottosi versi di sublimi poesie. Fatevene un'idea dando un'occhiata a questi. Sentite sulla vostra pelle quanto può mai essere ambigua ogni forma di comunicazione, quanto può essere facile convincere della sensatezza delle idee più inconsistenti quando si è più bravi a plagiare le coscienze che a rispettarle... quanto è facile educare all'ignoranza, la cosa più facile del mondo - e solamente su questo il vecchio Bastardo è più bravo o almeno più deciso di altri. Ma questa parte la conosciamo tutti. Chi ha voglia di continuare a fregarsene, tirando in ballo devastanti passioni musicali 'che vanno oltre ogni cosa', e vari 'I don't care' di circostanza, è liberissimo di farlo, purché dopo non tiri fuori i randelli, e purché messo davanti al confronto cominci a parlare e ascoltare, senza limitarsi al metodo dialettico 'bastardiano', già in uso da tempo in ambienti coatto/skin, del "vieni a dirmelo in faccia". Se la merda avesse le gambe le tremerebbero per il confronto. |
mercoledì 19 aprile 2006
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E comunque questo qualcosa che è (e che vuole) accetterà lezioni di disinteresse estetico solo da lama tibetani con regolare attestato di graduazione sulla parete (cfr. post 11 gennaio). |
giovedì 13 aprile 2006
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Antistorici, amabili plebei in ritiro sull'Aventino delle proprie coscienze (doppia citazione - chi non la coglie vota Mastella!), un paio di millenni or sono il nostro pulcioso Messia veniva liberato dalle catene della imperiale oppressione (era giovedì o venerdì? non ricordo...). E mentre quegli altri sfoggiano al mondo il proprio giubilo commemorando l'antiche vicende fra vie crucis e kinder gransorpresa, noialtri cos'è che facciamo? Un cazzo, semplicemente. Amiamo officiare la quotidianità, non ciò che ne sta fuori. Ecco un esempio (by quella vecchia carcassa del Marconcio):
In una città, tra le tante tutte uguali, tra strade e piazze presidiate da noia ed apatia, facce violentate dalla rassegnazione e dal degrado, in mezzo a ipocriti rapporti e finti sorrisi, nelle case piantonate dagli schermi. In un ecosistema, tra i molti, devastato dalla follia industriale e dall'umana ignoranza. In una generazione senza prospettive la cui unica eredità saranno gli interessi di miseria della presente spregiudicatezza, C'è chi ancora ha il coraggio di pensare che si possa vivere senza tanta bruttura. CECINA (LI) SUL FIUME LOC. LA STECCAIA - uscita Cecina Nord seguire per Volterra e rientrare per Cecina, sotto il ponte - DOMENICA 30 APRILE DALLE 15.00 IN POI portati pranzo e cena e pernottamento e le fiches da poker, al bar ci pensiamo noi. Cerca di stare in campana e di non fare il cagacazzi. Questa è una iniziativa banzai e autogestita, non un drunk party di un pub di merda né una sagra statale dello spacciatore tipo Pistoia Blues, se la cosa non ti diverte stai a casa, meglio per noi, molto meglio per te. PUNX PIC-NIC con: ANXTV - BESTIAME - GOLGOTHA - D.P.G. - PIOGGIA NERA - N.D.S.T. Visualizza flyer Lunedì I maggio si prosegue per la giornata anarco punk La Spezia con GAP, Post Fata Resurgo, Bleeding e Drunkards. |
giovedì 06 aprile 2006
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L'incoerenza come virtù - parte prima. Il bilancio ufficiale definitivo vedrà la vittoria di misura del mio ancor vivo istinto astensionista. Ma non toglierà nulla al valore delle idee su cui recentemente mi sono intrattenuto - nessun pensiero annulla l'altro, semplicemente lo completa. Molte volte lo maschera dietro il velo della convenienza, occorrenza a dirla tutta neanche troppo nefasta - purché in sottofondo il pensiero esista, si arrovelli, scriva cancelli e riscriva. Siamo in grado di fare altro che ruttare e scoreggiare. Mi sono trovato a dover convincere cervelli-buconero dell'utilità e della positività dell'esprimere un voto. Io. Proprio io. Non è quello il mio ruolo, signori - benché come inizio faccia solo piacere che il cervello funzioni, in qualunque direzione. |
domenica 02 aprile 2006
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Chiarimento, come promesso. Potrebbe essere un modo per far luce su una posizione di Barabba Liberation Front finora effettivamente equivoca (e sti cazzi, in effetti). Questo non è un sito anarchico, né lo sono mai stato io. Anarchia politica e dottrina dello Spirito Libero non vanno sempre a braccetto, anzi se permettete, quasi mai. Siamo contrari a ogni forma di parlamentarismo e di delegazionismo, va bene, ci mancherebbe. Ma non siamo delle macchine, siamo uomini vòlti a realizzare se stessi e l'umanità ch'è in essi prima che i propri quattro principî del cazzo. Per fare dell'anarchia e dell'astensionismo un mezzo, non un fine, delle proprie battaglie. Se si imposta la propria azione in maniera più intelligente, meno vincolata a certi santi principî, può risultare che alla lunga ne guadagnino tutti. Non ho nessuna identità anarchica da difendere e, benché non abbia mai amato vivere alla 'meno peggio', non è che poi me ne sia mai tirato fuori per ragioni d'orgoglio o d'integrità. Questa volta - ribadisco: solo stavolta (e parlo dopo cinque anni di astensionismo militante) - la meno peggio può essere il modo di creare le basi perché la prossima volta questo stesso astenersi, come ogni altro tipo di lotta, si riveli mille volte più praticabile e produttivo. Uno di loro vincerà e subito ricomincerà tutto come prima. Anche noi dovremo ripartire. L'anarchismo dovrà ripartire. Ma allora porcatroia, perché non ripartire un passo più avanti. È la ricerca dell'integrità che fotte gli uomini, nel bene e nel male. È quel mettersi la coscienza apposto 'perché tanto uno o l'altro non cambia un cazzo', senza pensare che qualcosa sì, magari impercettibile, ma qualcosa cambia eccome, come cambia ogni giorno tutto ciò che è giusto o sbagliato a seconda delle mete per cui ogni cosa viene fatta o pensata. Il mio non è un punto di vista qualunquista né antiastensionista in senso generale, mi sono potentemente astenuto per anni e probabilmente continuerò a farlo DOPO. Stavolta in virtù della mia autodeterminazione situazionista, e del fatto che non vivo per essere anarchico ma per 'tentare', per gioire osservando come piccoli cambiamenti di fattori producano enormi differenze di prodotto, stavolta dicevo, in virtù di tutto questo, IO VOGLIO TENTARE. |
sabato 01 aprile 2006
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In mancanza di fantasiose iniziative personali, sottopongo alla vostra attenzione qualche altra simpatica canagliata goliardicosovversiva.
ATENEO LIBERTARIO, Due Anni Di Autogestione NAPOLI, Ateneo Libertario - Giovedì 06 Aprile 2006 Visualizza flyer GIORNATA ANTIELETTORALE - Contro La Delega, Per L'Autogestione - concerto con Golgotha, Hasswerke, Bleeding, AnxTV, Berserk, Abiotica FIRENZE, Piazza Ghiberti (Mercato Sant'Ambrogio) - Sabato 08 Aprile 2006 Visualizza flyer CONCERTO CRUST/ANARCHOPUNK con Nagasaki Nightmare, Berserk, Crisi Isterica, Virtù Dannata MODENA, CSOA Scintilla - Sabato 08 Aprile 2006 Visualizza flyer RELIGIONE OPPIO DEI POPOLI - Punx Party Antipasquale - concerto con Tetano, Bleeding, Carogna, Pioggia Nera ROMA, Enjoy Pirateria - Venerdì 14 Aprile 2006 Visualizza flyer
Un aspetto abbastanza grottesco della questione concerne il particolare che diserterò tutti e quattro gli appuntamenti, e per una ragione precisa, o forse più d'una. Perché sarò a festeggiare la Santa Pasqua in famiglia. Ghhghhgh. E perché se mi girerà stavolta andrò pure a votare. Sissignori. D'accordo, forse vi devo delle spiegazioni. Domani ve le darò. Promesso. |
domenica 12 marzo 2006
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Nuovo comunicato da Torre Maura:
18 19 marzo 2006 SECONDO INCONTRO SU AUTOGESTIONE E DIFESA DEGLI SPAZI OCCUPATI Verso le 18.00 del pomeriggio di sabato 26 gennaio, durante la tre giorni per i quattordici anni di occupazione di Torre Maura, si è svolto l'incontro - dibattito "autogestione e difesa delle occupazioni". A riunirsi sono stati in oltre 50 compagni e compagne, con una buona partecipazione da fuori Roma, coprendo idealmente tutto il territorio italiano. Tale situazione ha creato un'eterogeneità di presenze, facendo incontrare individui provenienti dalle più svariate esperienze di autogestione, da quelle occupate ai gruppi specifici e alle singole individualità. Questo fattore, assieme alla mancanza nel passato più o meno recente di incontri allargati tre le varie realtà autogestite sulla condivisione delle esperienze specifiche e sull'elaborazione di progetti anche parzialmente comuni, ha reso necessario un iniziale rodaggio nel dibattito, a nostro avviso più che comprensibile tra persone in gran parte alla prima esperienza di confronto. La discussione è stata aperta da alcuni nostri interventi che argomentavano le riflessioni che ci aveva portato ad indire l'incontro, riprendendo l'analisi contenuta nell'appello di convocazione ed informando allo stesso tempo i presenti sul rischio d'attacco alla nostra occupazione emerso nell'ultimo periodo, senza una chiara e imminente minaccia di sgombero ma con il lento manifestarsi di giochi di potere sulle nostre teste. Dopo le premesse si è voluto chiarire che non fosse nostra intenzione ridurre il dibattito all'aspetto puramente "tecnico" della nostra situazione specifica, senza aver prima ribadito la determinazione nel non voler attendere un eventuale sgombero nell'inerzia, ma estenderlo ad una dimensione più ampia ed articolata su temi ulteriori. Successivamente si sono susseguiti vari interventi dei compagni e compagne sia di Roma che di altre città i quali, oltre a fornire una panoramica delle situazioni vissute localmente, hanno reso palese la volontà diffusa di ricercare maggiori possibilità di confronto e condivisione dei percorsi. Dopo circa tre ore di discussione il dibattito si è avviato alla conclusione concentrandosi sull'elaborazione di due proposte da sviluppare. La prima è quella di un manifesto antielettorale che, già concepito embrionalmente a livello locale si vorrebbe estendere il più possibile, auspicando la possibilità di una sua diffusione più ampia possibile. La seconda si è espressa nella volontà generale di dare seguito a questo incontro convocandone altri sui temi proposti, incontri da realizzare all'interno di iniziative create appositamente, in cui le persone interessate non si ritrovino a percorrere centinaia di chilometri solo per le poche ore di dibattito collettivo, ma possano condividere momenti di scambio più ampi e informali. Si è quindi giunti alla proposta di organizzare nuovi momenti di confronto a scadenza periodica in varie città, anche se la prossima volta l'appuntamento sarà ripetuto qui da noi. Per questo proponiamo e invitiamo a partecipare al secondo incontro su "AUTOGESTIONE E DIFESA DEGLI SPAZI OCCUPATI" che si svolgerà durante il fine settimana del 18/19 marzo, dal pomeriggio di sabato (ore 16.00) e durante la giornata di domenica, con un momento conviviale per la serata del sabato con cena e canti anarchici con: "Anonima Individualisti". TORRE MAURA OCCUPATA Via delle Averle 10 bus 312-105-556 trenino Roma-Pantano. |
mercoledì 01 marzo 2006
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ATENEO OCCUPATO (via Ottone Fattiboni 1, zona Acilia/Dragoncello - ROMA) »» sabato 11 marzo 2006 ««
CONCERTO CON:
IL DISAGIO sardegna d-beat/hc/crust BERSERK toscana antisect-beat DEAD CITIES rho punx/hc GOLGOTHA modena hc/crust POLFER pescara furious hardcore
+ birreria + distroSembrano finalmente concluse le scartoffie per l'organizzazione di sto cazzo di concerto - strano a dirsi, ci ho lavorato (oziato?) per delle settimane. Mi raccomando: partecipazione di massa. Per info: locandina (by Niki Berserk) | Ateneo Occupato online | mappa percorso stz.Termini-Ateneo (powered by atac.roma.it). |
domenica 26 febbraio 2006
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Ho buone ragioni per considerare come la scena anarco romana sia l'unica vera 'scena punk' attualmente presente in Italia. È evidente che quando si vuole e si ha fortuna le cose possono esserci e durare. Se l'Italia è piena di revivalisti, nostalgici del cazzo e militanti dell'album fotografico che celebrano gli 80's buttando nel cesso tutto ciò che essi stessi sono ADESSO, è perché non dappertutto c'è stata la stessa volontà e la stessa fortuna. Per contestarmi provate a dirmi cosa ci manca, a parte poche trascurabili differenze di contesto. |
giovedì 16 febbraio 2006
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Mi rimproverano di credere in cose che non avranno mai riscontro nel mondo reale. Ma io non mi impongo un cazzo come assoluto - non esiste neanche una idea per cui morirei. Credere in questo punk/immoralismo-formiche-imbottite è semplicemente più economico, naturale e realista, o perlomeno meno fallimentare, che credere in quell'altro inconcepibile dio/morale-aria-fritta. Sono più furbo di voi, alla fine. |
venerdì 10 febbraio 2006
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E sia miei amici egoisti, oltreuomini e spiriti liberi, ora il nostro viaggio può cominciare. Adoro un sacco questa faccenda del .ORG, mi fa sentire capo di un'organizzazione, avete presente? roba pesante insomma - e a tratti pure dovutamente sovversiva. Mi sarebbe piaciuto anche ricorrere all'associazione, salvo realizzare che i domini .ASS sono banditi dall'authority in quanto induttori di immoralissimi doppi sensi. Ma lotteremo per averli. Ah ah ah. |
venerdì 03 febbraio 2006
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Dunque, come avrete visto mi è stato sospeso il dominio .TK e il sito da una settimana è abbastanza irraggiungibile - se avete un po' di pazienza il vostro paparino vi rimedia il .ORG, e sono cazzi per tutti. Questione di pochi giorni. Gli uploads sono intanto sospesi in vista della riapertura ufficiale e definitiva. Rimanete in linea. |
sabato 14 gennaio 2006
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Inoltro a voi fedeli questo comunicato dei ragazzi di Torre Maura Occupata. Se lo leggete sul serio è meglio.
AUTOGESTIONE E DIFESA DEGLI SPAZI OCCUPATI
Molteplici sono le ostinate anomalie che, nonostante quel che ci propina la propaganda di regime, affermano la propria essenza esprimendo resistenza attiva in questo occidente alla deriva, immerso in un progresso che dichiara l’inesorabilità della propria avanzata verso la distruzione, travolgendo le nostre vite e triturando tutto ciò che è di ostacolo all’imposizione del pensiero unico democratico e capitalista.
Le occupazioni e specificatamente quelle di tendenza anarchica/antiautoritaria sono state da sempre sinonimo di rottura con lo stato “democratico”, basando la propria esistenza sull’autogestione e la sperimentazione quotidiana di rapporti umani e politici attraverso il confronto orizzontale, senza capi né ruoli. La linfa vitale di questo tipo di esperienze risiede da sempre nel vissuto reale, connesso ad interessi sviluppati nell’autenticità delle relazioni, non orientati a tornaconti di tipo economico né all’ipocrisia dei giochi di potere, del politicantato di genere assistenzialista e garantista.
Diversi anni or sono lo spartiacque della scelta pro/contro la legalizzazione delle occupazioni, fino ad allora un magma non chiaramente discernibile, soprattutto se osservato dall’esterno, ha ben evidenziato la sostanziale alterità di percorso tra i cosiddetti C.S.O.A. e tutte le diverse sperimentazioni di orientamento anarchico-libertario-antistituzionale che, superando la definizione stessa di “centro sociale”, ne hanno scelte altre, inoltrandosi per i sentieri più svariati.
Tra la metà degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 tutta una serie di passaggi consequenziali ha portato ad una crescente differenziazione e al parallelo sviluppo di due mondi vicini ma allo stesso tempo incompatibili, come incompatibili sono le scelte di chi persevera nel rifiuto della delega e della rappresentanza/rappresentatività istituzionale con quelle di chi, abbandonata l’originaria attitudine astensionista, dall’esplicita indicazione di voto passa direttamente e con estrema disinvoltura alla candidatura personale. Non ci interessa in questo momento fare l’intero elenco delle distinte modalità e dei distinti contenuti impliciti nei modi di vivere e concepire le occupazioni, ci preme invece analizzare la situazione che, specialmente negli ultimi mesi, si è venuta a delineare nella politica delle istituzioni locali, in special modo di quelle a guida di centro sinistra. Si può ben vedere come tra le varie emergenze quotidianamente strombazzate dai servi dell’informazione (una settimana di sole diventa siccità, una giornata di pioggia diventa alluvione) un posto di riguardo sia assegnato alla “battaglia per la legalità”, un argomento capace di mettere d’accordo la destra e la sinistra. E in una fase in cui i vari schieramenti politici si spostano verso il centro per il recupero del settore sociale più moderato, che sulla paranoica illusione di sicurezza aspira a stabilizzare la propria esistenza, è necessario attaccare quelle istanze che ancora scelgono di porsi fuori da qualsiasi confronto istituzionale. Questa retorica della legalità, propagandata come finalità etica, non è altro che uno strumento politico, un vincolo fittizio astutamente dribblato ogniqualvolta rappresenti un ostacolo agli interessi dominanti: il carattere del tutto relativo dell’etica legalitaria è stato nuovamente messo a nudo proprio in questi giorni dallo scandalo bancario che ha colpito rampanti banchieri e faccendieri legati sia alla destra che alle coop rosse (di vergogna…).
Legalità e ordine, dunque…
E allora via alla tolleranza zero contro l’immigrazione clandestina, la “micro-criminalità”, il lavoro nero, gli ultrà negli stadi, i suonatori rom nelle metropolitane, contro chi protesta per fermare la costruzione di eco-mostri che deturperanno e avveleneranno irrimediabilmente intere aree del “bel paese italico”.
In questi mesi abbiamo dovuto subire una serie di sgomberi che non hanno colpito soltanto spazi anarchici ma anche realtà come quelle dei migranti, ai quali leggi volute sia da destra che da sinistra impongono una situazione di illegalità obbligata. Non possiamo che ricordare gli sgomberi del MAF a Firenze, del Fenix, dell’Osservatorio, dell’Alcova e della Rrosalia a Torino, delle baraccopoli dei rumeni a Bologna, delle occupazioni dei migranti in varie città del Nord Italia e di molti altri che si consumano quotidianamente nell’oblio generale. E il futuro non si prospetta più roseo.
Anche qui a Roma il “sindaco più amato d’Italia”, il diessino “Water” Veltroni, ha dichiarato di voler sposare la linea del recupero del patrimonio pubblico (soldi…) lasciato al “degrado” (eccoci…) per un ritorno alla legalità (di nuovo la parola profetica…). Il piatto che ci vorrebbero servire è infine condito dalla presenza dei fascisti che, da tempo rintanati all’angolino, ora risbucano fuori assaltando posti occupati e luoghi di ritrovo “di sinistra”, mentre allo stesso tempo, cavalcando le tematiche sociali in maniera demagogico-reazionaria, occupano case (concesse da illustri protettori politici), gestiscono radio e insozzano la città con la loro mefitica propaganda (con i soldi dei loro finanziatori più o meno occulti), inserendosi in tutto e per tutto nei percorsi tradizionali dell’antagonismo istituzionalizzato.
Di contro la pratica antifascista appare il più delle volte evanescente, con un arretramento dei “compagni” anche nei quartieri storicamente “rossi”.
In una tale situazione pensiamo sia necessario riaprire un confronto da troppo tempo sospeso e tessere una tela tra le situazioni anarchiche-libertarie-antiautoritarie e antiistituzionali, occupate e non, destinate a subire con frequenza crescente l’attacco repressivo dell’autorità, che porta avanti a tappe forzate il proprio piano di sradicamento e normalizzazione. Per valutare la possibilità di un’azione comune per la difesa degli spazi stessi e per rilanciare momenti e/o campagne di lotta sugli argomenti propri della nostra quotidianità individuale e collettiva, credendo ancora nella capacità delle realtà autogestite di inserirsi all’interno delle contraddizioni del dominio, portandole alla luce e contribuendo a farle esplodere.
Perché dietro e dentro questi spazi c’è la vita pulsante di individui determinati nella volontà di non ridurre la propria esistenza a misero ruolo in uno spettacolo di mera rappresentazione della realtà.
Prima, ora e ancora contro ogni autoritarismo, per l’autogestione e l’azione diretta.
Quindi invitiamo a partecipare all’assemblea che si terrà su questi temi a Torre Maura Occupata Via delle Averle 10 Roma Sabato 28 gennaio 2006 alle ore 16.00 durante la tre giorni per i 14 anni di occupazione. |
mercoledì 11 gennaio 2006
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«Sii te stesso», mpf. E lo ripetono ancora, quasi infastiditi. Come se per 'voler sembrare' non si dovesse già essere qualcosa che è - e che vuole. |
domenica 08 gennaio 2006
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Okay fratelli, il sito è online. Sto sperimentando questa cosa del sito collage: pensieri miei incollati su pensieri altrui aderenti, influenzanti o influenzati dai miei medesimi. Vediamo un po' se funziona. Approfitto di questo minuscolo spazio-news inaugurale per azzardare una dedica, in verità molto più sentita e privata di quanto possa sembrare. Questo sito è per (o contro) tutti coloro che, la mente ottusa da mille cattive letture e dagli esteti inutili della falsa morte, dai poeti dell'integrità dell'apparenza e da certe struggenti baggianate à la Dawson's Creek, pensano davvero che morire sia più dolce e morale che scoreggiare in autobus. Contro la morte in ogni sua forma, contro chi la morte predica, provoca o semplicemente acclama - boia o poeta, cacciatore o legislatore, prete o aspirante suicida. Questo sito è dedicato alla Vita. |
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