MAX STIRNER E L'ANARCHIA DELL'EGOISMO
 

"Dio e l'umanità hanno fondato la loro causa su nulla, su null'altro che se stessi. Allo stesso modo io fondo allora la mia causa su me stesso, io che, al pari di Dio, sono il nulla di ogni altro, che sono il mio tutto, io che sono l’unico".

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    L'unico e la sua proprietà
    Il falso principio della nostra educazione

Le teorie di Max Stirner (nato Johan Caspar Schmidt) costituiscono, insieme a quelle di Friedrich Nietzsche e dell'epigono Novatore, le massime tracce ispiratrici del Barabba Liberation Front.

Questo singolare filosofo tedesco rimane una figura controversa, al centro di mille interpretazioni di svariato genere, comprese le più improbabili. La riflessione di Stirner ruota attorno ad un assioma di base: l'arbitrarietà di ogni filosofia fondante e di qualsiasi idea trascendente il singolo individuo, a partire da quella divina. Dio e l'Umanità hanno fondato la loro causa su Nulla, su null'altro che se stessi. In Stirner il processo di secolarizzazione e disincanto iniziato con la rivoluzione dei Lumi raggiunge il suo estremo logico e conseguente: il nichilismo. Stirner non nega difatti solo il Dio dei cieli ma qualsiasi forma di trascendenza ideologica, qualsiasi valore che superi l'entità del singolo individuo, da lui definito Unico. Difatti i valori trascendenti sono visti da Stirner come la base dell'alienazione dell'individuo. Stirner nega il valore ontologico di qualsiasi idea. L'unica idea rispettabile è quella dell'uomo, non inteso come specie ma come singolo individuo. Esso infatti ha la sua fondatezza proprio nella propria arbitrarietà, e quindi essendo l'Unico non fondato (o fondato sul nulla) ed avendo egli consapevolezza della propria non fondatezza, può assumersi come centro del tutto. Non Il centro, ma Un centro, al pari degli altri Unici.

Per Stirner ogni idea che travalichi l'individuo, sia essa religiosa, filosofica o politica e che pretenda di avere un fondamento oggettivo, lo rende schiavo di un potere immaginario che poi funge da giustificazione del potere politico-economico. Difatti ogni società costituita, ed ogni Stato, sopravvive occultando la propria dimensione del dominio dietro una serie di astrazioni che si presumono come oggettive, e che assumono una valenza sacrale che porta alla totale mancanza di autodeterminazione dell'Unico costretto a rinunciare alla propria individualità e al proprio "egoismo" in nome di cause che non lo riguardano e che servono in realtà all'egoismo stesso di una minoranza.

Le ideologie "rivoluzionarie" non sfuggono a questo destino e sono anch'esse idee sacre che vogliono affermarsi a scapito dell'egoismo dell'Unico.

L'Unico deve quindi liberarsi delle forme psicologiche del dominio, ma anche da quelle materiali. Lo Stato è il principale nemico dell'egoista stirneriano in quanto per sopravvivere deve annichilire la libera volontà dell'Unico: "Se ciascuno avesse una propria volontà lo Stato non potrebbe esistere". Poiché pretende di rappresentare l'umanità, lo Stato non può ammettere l'umanità al di fuori di esso. Tutto ciò che è al di fuori dello Stato non può essere umano. Di qui il carattere intrinsecamente totalitario e totalizzante che caratterizza lo Stato in quanto tale.

Il diritto è la giustificazione dello Stato e della sua pretesa di dominio, anzi è la religione precipua dello Stato. Il Diritto prescrive cosa si deve e non si deve fare e sanziona la schiavitù dell'individuo. Il diritto è eteronomo rispetto all'individuo ed è la negazione dell'autonomia dell'egoista, della possibilità di scegliersi le proprie norme. Lo Stato di diritto è quindi la mascheratura della volontà di dominio dello Stato.

La stessa società costituita è una limitazione dell'individuo.
L'Unico deve quindi distruggere lo Stato e sostituire la società (che Stirner intende nel senso dell'ordine costituito) con l'associazione ovvero un sistema basato sul libero accordo fra individui a contratti sempre rescindibili.
Tale nuova società viene chiamata da Stirner "Associazione degli Egoisti".

 

l'associazione degli egoisti
  

 

Spesso si ritiene Stirner un asociale, un cantore dell'individuo in lotta contro tutto e tutti (vedi ad esempio G. Woodcock). In realtà Stirner riconosce la socialità innata nell'uomo ed il bisogno dell'uomo di vivere con gli altri: "La condizione originaria dell'uomo non è l'isolamento o la solitudine, ma la vita sociale". Ma Stirner considera positivo l'associarsi per libera scelta, mentre considera in modo negativo quelle società basate sulla costrizione, l'abitudine, società rigide e sacrali.

Per Stirner è normale e legittimo che nell'atto di associarsi si rinunci ad alcune libertà, ciò che egli non accetta è la limitazione della propria individualità, cosa che si ritrova nello Stato e nella società rigida.
La differenza tra Stato ed Associazione non sta quindi nella limitazione della libertà, ma nel differente rapporto che si instaura tra l'individuo e le suddette forme sociali: "L'una è una astrazione che esige la nostra adorazione in spirito e in verità, l'altra è una mia opera e una mia creazione"; "lo Stato soffoca l'individuo e lo possiede, mentre in una associazione è lui a possederla. In breve la società è sacra, l'associazione ti appartiene, la società si serve di te, mentre sei tu che ti servi dell'associazione".

Rispondendo ai suoi critici Stirner ha risposto anche a coloro che, in tempi successivi, hanno frainteso il suo pensiero: l'Egoismo stirneriano ha poco o nulla a che vedere con le attuali teorie "neo-liberiste" o dei fautori del cosiddetto "anarco-capitalismo".
"Nella concorrenza certamente ciascuno è solo. Ma quando forse un giorno la concorrenza scomparirà, perché si riconoscerà che l'azione comune è più profittevole dell'isolamento, non accadrà allora che ognuno sarà ugualmente egoista e alla ricerca del proprio utile?"

Secondo Stirner colui che non pensa ad altro che a sé è "un uomo che non conosce e non sa apprezzare nessuna delle gioie provenienti dall'interesse e dalla stima che si ha per gli altri".
Stirner ha poi precisato che la sua polemica non è verso l'amore o l'altruismo ma verso "l'amore santo, non al pensiero, ma al pensiero santo, non è contro i socialisti, ma verso i socialisti santi". Esclude poi categoricamente ogni forma di dipendenza e schiavitù che nulla hanno a che vedere con la sua associazione degli egoisti.
"Sono forse realmente degli egoisti coloro che sono associati in un organismo in cui uno è schiavo o servo di un altro?... gli schiavi non hanno ricercato questa società per egoismo, ma essi sono nel loro cuore egoista contro queste 'belle associazioni' ". Queste non sono "associazioni di egoisti, ma società religiose", comunità "tenute in sano rispetto del diritto e della legge".

 

la libertà
  

 

Stirner nega ogni valore trascendente l'individuo. Per questo motivo "unico" tra gli anarchici, nega anche il valore più caro ai pensatori libertari, la libertà. Per Stirner l'ideale della libertà ripresenta la stessa assurdità di ogni assoluto. L'ideale di libertà è una nuova missione, quindi una nuova astrazione alienante, che si costituisce come estranea all'individuo.
Se ciò avviene nasce una nuova religione, cioè una non libertà: non può quindi esistere una dottrina della libertà perché questa stabilirebbe cosa deve essere e cosa deve fare l'uomo e quindi finirebbe per uccidere la libera possibilità del singolo.
Per Stirner la libertà è quindi un'astrazione mentre l'originalità "vale a dire l'essenza e la sostanza di me stesso" costituisce l'individualità unica.
"Essere libero è una cosa che non voglio veramente volere poiché la libertà non posso farla, non posso crearla, posso solo desiderarla, aspirare ad essa che rimane un ideale, un fantasma. Ma mio rimango".

Ne deriva quindi che la lotta dell'Unico non è verso "la libertà" ma verso il possesso di se stesso, la difesa della propria unicità, ovvero il potere su se stesso: non si tratta di realizzare l'ideale della libertà, ma di avere la libertà, cioè di possederne la valenza operativa.

 

la politica
  

 

Stirner spiega che il partito è un altro esempio di società sacra dove il collettivo predomina sull'individuo: "Che mi importa del partito? troverò sempre abbastanza persone disposte ad associarsi con me senza aver prestato giuramento alla mia bandiera".
Stirner traccia inoltre una differenza fondamentale tra Rivoluzione e Rivolta. "La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni. La rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare, ma ad amministrarci da soli. La Rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future. Essa è una lotta contro ciò che esiste. Una volta riuscita, ciò che esiste crolla da solo".
A differenza di altri pensatori l'importanza di Stirner non sta tanto nell'aver indicato alternative all'attuale società, ma nel suo monito contro ogni tipo di dogmatismo e concezione metafisica, nella sua appassionata difesa dell'individualità e dell'unicità di ogni singola persona, nella sua ostinata refrattarietà ad ogni tipo di concezione alienante e ad ogni tipo di impostura e, in definitiva, di dominio.