REPORTS E RECENSIONI

28.03.2007 :: Questa sezione è virtualmente chiusa. Ora il reporter a tempo perso lo faccio per CrustPunk.it, se non vi sta bene presentate un esposto al comune entro e rigorosamente non oltre la data della vostra morte.


Se esiste una musica che si addica a uno Spirito Libero, amo pensare sia questa. Per me tragica, chiassosa e distorta, melodica giusto per commestibilità.
La melodia è il suono della vita comoda di tutti i giorni, quello che uno si aspetta di ascoltare, la nota giusta che uno prima di sentirla potrebbe già mettersi a fischiettarla. La melodia è routine, nausea, ripetitività. In un mondo che pensi sbagliato, la melodia DA SOLA non è che una confortevole resa.
La distorsione sarà pure la nota sbagliata ma è innanzitutto scoperta, audacia, una strada mai percorsa: la distorsione è rinnovamento e vita totale. Da queste parti, capirete, di distorsione ci si prova a campare.
In veste di punkzine musicale, questa sezione ospiterà articoli su opere e eventi hardcore, anarchopunk, crust e generi correlati - robe in cui suddetta distorsione la fa da padrona - in nome della musica e di poco altro.
Seguendo la logica d'aggiornamento della voglia e dell'opportunità, chiaramente, e quella espositiva del gusto personale. Voglio dire, non aspettatevi chissà che.

    RECENSIONE Martyrdöd: In Extremis
      a cura di PiSS ~ 25.01.2006

    RECENSIONE Tetano: Di Stato Si Muore
      a cura di PiSS ~ 07.03.2006

    RECENSIONE Nagasaki Nightmare: Promo
      a cura di PiSS ~ 13.05.2006

    RECENSIONE ANXTV: Lo Stato D'Animo Che Loro Controllano (Demo)
      a cura di PiSS ~ 17.05.2006

    RECENSIONE Witch Hunt: Blood-Red States
      a cura di PiSS ~ 07.06.2006

    RECENSIONE Leadershit: Self-Titled LP
      a cura di PiSS ~ 14.07.2006



MARTYRDÖD
I
N EXTREMIS
Havoc Records
2005
www.myspace.com/martyrdod

Scarica mp3:
Din aura av sorg
Antagonisten


Recensione a cura di
PiSS
25.01.2006

Meglio di così la storia della nostra anarchocrustzine non poteva iniziare. Ho fatto di tutto in effetti per ritrovarmi a recensire per prima cosa un disco-manifesto che esprimesse, perlomeno in termini stilistici, il massimo del mio gusto punkhardcore.
E da dove poteva mai arrivare, questo delizioso carico d'espressionismo, se non dalla terra del käng, dei Wolfpack e del d-beat - la fredda vichinga Svezia... In effetti le suddette coordinate i Martyrdöd se le portano dentro ostentandole anche parecchio, e non può non essere immediato, dal primo ingenuo ascolto, il richiamo sia nelle melodie che nella potenza e nella intensità esecutiva a illustri compatrioti quali Wolfbrigade, Kontrovers o addirittura quegli Skitsystem coi quali condividono, oltre all'ispirazione, uno dei due chitarristi.
Come e più che nelle già validissime uscite precedenti (un LP omonimo e uno split con i Sunday Morning Einsteins), le atmosfere risultano qui estremamente metalliche e coinvolgenti, con quel non so che d'ancestrale che soltanto certi vecchi geni di nordici natali erano mai stati in grado di riprodurre.
Due ruvidissime chitarre di cui una melodica generatrice di riff mozzafiato si accompagnano a due voci altrettanto intense e graffianti che cantano (urlano) di ingiustizia, potere, rabbia e altre schifezze affiliate - come nella migliore tradizione anarchopunk scandinava.
Ritengo IN EXTREMIS un'opera a tutto tondo, capace di coinvolgermi come poche altre in ciascuna delle sue dodici tracce, assolutamente orgasmatica in episodi quali Utanforskapet o la lenta melodicissima Tystvar.
Consigliato caldissimamente a tutti, come consigliati sono anche i due sopracitati lavori precedenti.
E che il d-beat attackki anche voi.


Cominciate col dirmi quanta roba anarchopunk (non crust) italiana ORIGINALE avete ascoltato nell'ultimo anno. Se non vi viene in mente ve lo dico io: zero. Ma ecco che all'improvviso, quando come e dove meno te lo aspetti, ti viene fuori la sorpresa.
I Tetano da Benevento non hanno la pretesa di dire facciamo crust facciamo arcòr o quelle robe là. Come disse giustamente Riccardo il cantante presentandosi al pubblico dell'Ateneo Occupato a dicembre, "non sappiamo che genere facciamo, vedete voi", o qualcosa del genere. Come a dire facciamo punk, chi se ne frega del resto.
Quando uno comincia con questi presupposti, perché abbia credibilità, bisogna che dimostri di saperlo fare, quel che vuol fare, possibilmente in una forma che non sia già stata vista e rivista. E qua casca l'asino - qui è capitato fin troppo spesso di veder gettare la spugna. Tuttavia ci si accorge subito - fidatevi - che non è il caso dei Tetano.
Il disco parte con una spoken intro (notare l'accento rigorosamente terrone di Riccardo) tratta mi pare dal libro Ripartire dall'anarchia di Sean M. Sheehan, e già prima che inizino le musiche si comincia a avvertire un clima di impegno e fomento non facilmente riproducibile.
A livello musicale, se non è la tecnica a farla da padrona (e sti cazzi), lo è sicuramente l'inventiva, e comunque la pragmaticità di giretti melodici perfettamente sposati a paroloni pesanti urlati a gran voce. Sono quattordici tracce (tredici se non si conta l'intro) dove la forma vale dieci e i contenuti cento, dove la rabbia di uomini con le ali tappate prende il posto e fa più poesia di qualunque metrica o qualunque rima.
Le canzoni sono varissime e oscillano fra pezzi quasi melodici e altri meno orecchiabili, ciascuno reso riconoscibile da innesti 'tecnici' differenti (curiose intro di chitarra, effetti d'eco, giretti di basso e soprattutto le lyrics, autentico piatto forte dell'opera). Anarchopunk sì insomma, ma non si tratta evidentemente dell'ennesimo gruppetto wretchediano stereotipato.
Paladini di una nuova scena beneventana che ci si augura possa crescere sempre di più, sti tre Tetano rappresentano veramente a mio avviso una delle più belle realtà italiche sorte negli ultimi tempi.
Non riferiteglielo però, che quelli si montano la testa.


TETANO
D
I STATO SI MUORE
autoprodotto
2005
punkbn@katamail.com

Scarica mp3:
Giochiamo alla guerra
Terrorista è lo stato


Recensione a cura di
PiSS
07.03.2006



NAGASAKI NIGHTMARE
P
ROMO
autoprodotto
2006
brutalize05@yahoo.it
nobusinesspunk.blog.com


Scarica mp3:
In seno al dubbio
Ogni giorno


Recensione a cura di
PiSS
13.05.2006

Tenendo fede al suo nome comune, il ruolo generico di un promo dovrebbe essere cercare di promuovere la musica di un gruppo o un artista, ma anche (volendo) promettere al mondo che qualcosa sta per avvenire. È in effetti in questa ottica che vanno considerati i Nagasaki Nightmare (e il nome d'ispirazione crassiana dovrebbe già dirla lunga sulle intenzioni del gruppo): i Nagasaki Nightmare sono oggi essenzialmente una magnifica promessa.
A giudicare dai movimenti della crosta terrestre correlati all'andamento del mercato azionario negli ultimi mesi, mi sentirei propenso a predire che il futuro del crust italico sia in mano a TRE band emergenti (oltre a quelle appartenenti alla 'vecchia guardia'): Il Disagio da Cagliari, i Post Fata Resurgo dalla capitale, e i presenti Nagasaki Nightmare da Bari per l'appunto.
Se la band capitolina ama definire 'dark crust' il proprio sound, non vedo perché non possano farlo anche i nostri Nagasaki Nightmare: la definizione calza a pennello. Le atmosfere sono decisamente cupe e violente, i testi (per quel che se ne capisce) apocalittici, gli strumenti pesanti e le melodie sostanziose e taglienti come mannaie (qui più che in ogni altro aspetto sono palpabili le mai rinnegate influenze d-beat wolfbrigadeane). Il tutto eseguito magnificamente.
I pezzi sono così vari e ben congegnati che la loro generale lunga durata non inficia assolutamente la loro orecchiabilità (un paio dei cinque brani che compongono il promo fanno registrare addirittura cinque/sei minuti sul cronometro).
Se dovessi dire un gruppo a cui mi viene quasi spontaneo assimilarli in termini di resa stilistica, citerei senz'altro The Holy Mountain, quelli più recenti del 7'' Wrath, per capirci. O anche, paragone più accessibile, i Tragedy e tutta la nuova scuola portlandiana.
I Nagasaki Nightmare stanno girando la Penisola e riscuotendo enormi successi negli ultimi mesi, e qualcosa mi dice che in futuro questo trend non potrà che confermarsi. Del resto, se le credenziali sono queste, non risulterà neanche troppo complicato.


Il sé intimo di un individuo finisce dove comincia il suo sé sociale, o meglio: la personalità finisce dove comincia il consenso. Siamo tutti d'accordo che il nostro intento originale fosse quello di affermare il nostro valore di individui, fregandocene dei consensi. E allora mi dite perché non lo stiamo facendo? Non staremo perdendo di vista qualcosa? Uh.
Ecco qualcuno che i propri obiettivi non li ha persi di vista per niente. Era da tempo che in Italia non veniva fuori una band del genere, intendo una band anarchopunk, ma anarchopunk vero. Quello di cui parlavano i Crass insomma, o qualcosa di simile - riveduto e corretto in chiave moderna ma solo a livello contenutistico.
Sono in effetti i contenuti a far da padroni in mezzo alle note pur non virtuosissime di questo demo. I testi sono oltraggiosi ma mai volgari, potenti ma non arroganti, caotici ma intelligenti, proprio come DOVREBBERO essere. Il che mi fa chiedere, con un pizzico di malcelata amarezza, perché cazzo mai tante altre band continuano a limitarsi a scontatissimi sloganismi e a filastrocche vecchie di decenni? Belle parole, ma poi? Ecco una fastidiosa variante di suicidio catodico - se mi si consente di interpretare a mia maniera il concetto.
Eppure non può essere difficile - il DIY è per sua natura semplicità. Cosa ci voleva a riordinare le idee, mettere su carta quattro pezzi di generica insoddisfazione contemporanea, registrarli in presa diretta, portarli su cd, dotare quest'ultimo di un semplice artwork fotocopiato comprensivo di testi traduzioni in inglese e poche altre chicche, distribuire il tutto a non più di un euro e cinquanta... cosa cazzo ci voleva?
Eppure pochi lo hanno fatto. Gli ANXTV - quartetto da La Spezia dalla recentissima formazione ma dalla storia che affonda le radici nella notte dei tempi - lo hanno fatto.
A livello musicale le pretese sono minime, ma ciò non tragga in inganno: ho avuto modo di godermeli live e la qualità e la potenza dell'esecuzione non erano esattamente da ultimi della classe. Anzi. Voce femminile sgraziata ma efficace (tipo primissimi Poison Girls, per farvi un'idea), accordi essenziali e cori comunque ben posizionati fanno di questo gruppo una validissima, forse la più valida al momento, alternativa al crust imperante per coloro i quali lo trovassero ormai troppo trendy e 'istituzionalizzato'.


ANXTV
L
O STATO D'ANIMO CHE LORO CONTROLLANO
demo autoprodotto
2006
xntrixdecay@yahoo.it
passioneneradistro@yahoo.it
digilander.libero.it/anxtv


Scarica:
01 - 1984
02 - Contro la guerra non basta una bandiera
03 - Suicidio katodiko
04 - Nel vostro grigio eterno
Testi + Traduzioni (.rtf)


Recensione a cura di
PiSS
17.05.2006



WITCH HUNT
B
LOOD-RED STATES
Profane Existence
2006
www.myspace.com/witchhunt

Scarica mp3:
Desperation
Blindfold


Recensione a cura di
PiSS
07.06.2006

Un album che forse non è né carne né pesce, ma che proprio in virtù di ciò è riuscito a piacermi. I Witch Hunt da Philadelphia non fanno né crust né anarchopunk classico, e, strano a dirsi, neanche una via di mezzo. Diciamo una terza via, nuova, provata da pochi finora ma a quei pochi io direi brillantemente riuscita.
Mi aspettavo sinceramente che la seconda chitarra (novità di questo album rispetto al più sobrio precedente As Priorities Decay) conferisse più pesantezza al suono della band. Viste le premesse, pareva lecito fantasticare qualcosa à la To What End: crust melodico doppia voce (m/f) strapotente con riff e assolini mozzafiato.
In realtà non siamo troppo lontani, però non so, qui sembra mancare qualcosa, quel quid astratto che ti permette di dire che un gruppo fa ufficialmente crust. Attenzione però: non tutte le mancanze sono necessariamente difetti.
Non banali pietre di paragone le individuerei a questo punto in gruppi come i Ballast di Sound Asleep o i Bread And Water di Everything So Far, e chi sa di cosa sto parlando prevederà che, con l'aggiunta di opportune scariche di originalità disseminate qua e là (nel nostro caso la voce femminile, in alcuni momenti assolutamente sublime), ciò non può che dar luogo a grandi risultati.
La voce maschile, utilizzata in meno parti ma comunque molto più che in passato, risulta invece più stereotipata (cfr. Brother Inferior), benché a tratti neanche troppo 'anarcho': un brano come Wall (molto bello, intendiamoci) lo si potrebbe tranquillamente attribuire a un gruppo hardcore melodico.
Le lyrics sono molto elaborate, profonde, politicizzate ed originali e surclassano a mio avviso senza fatica la maggior parte dei tentativi contemporanei delle band affini (e soprattutto meno affini).
Forse è un po' tardi per dire che sta nascendo un nuovo genere, ma quand'anche fosse già nato da un pezzo, i Witch Hunt potrebbero comunque indiscutibilmente godere il privilegio di esserne maestri.


Io sti tizi me li acchiappai al Bencivenga a inizio giugno, e le premesse (quel che avevo sentito di loro fino ad allora) erano già abbastanza esaltanti. Ciononostante, pensate un po', ebbi comunque modo di rimanere sorpreso (fulminato, ANNICHILITO) dalla potenza e dalla qualità del loro approccio. Tralasciando la pseudodormita nel loro letto e il loro russarmi in coro nelle orecchie (in catalano, badate) che mi vietava praticamente di chiudere occhio, tralasciando varie cazzate di spicciolo situazionismo pancarcòr, tutto il resto fuit puro spettacolo.
Vengono da Barcellona i Leadershit, e annoverano al loro interno tutto il meglio del crust iberico degli ultimi dieci anni: ex componenti di Ekkaia (!!!), Cop On Fire, Disface, Cementerio Show ed altri, per una miscela di crust, hardcore e perché no, anche metal 'old school', da farti scoppiare il cervello.
Se avete mai ascoltato gli Ekkaia, potete comprendere più o meno di cosa si tratta: lo stesso dark crust (ebbene sì, anche loro) con sfumature melodiche molto accentuate, però ancora più pestone. La melodicità dei riff tradisce l'ispirazione tragedyana, ma le strutture mezze metallare ammiccano inequivocabilmente alla Scandinavia, Wolfbrigade e compagnia e non so se rendo. Insomma, c'è da andare fuori di testa.
Senza perdere lucidità però. I testi (prevalentemente in castigliano ma qualcuno anche in francese - con traduzioni nel booklet in inglese e tedesco) mirano a mettere a nudo le contraddizioni della attuale organizzazione della vita, facendo risaltare le strutture economiche e sociali e le tradizioni come responsabili della decadenza umana. Il tutto in chiave rigorosamente @punk, sottolineata anche a livello simbolico ad esempio nella stesura dei testi dove un simbolo '@' sostituisce le 'O' e le 'A' finali del maschile/femminile (soluzione adottata peraltro già ai tempi degli Ekkaia).
In conclusione stiamo parlando di un magnifico disco (prepotentemente aggiunto ai miei dischi preferiti di sempre - vi basti questo dato), che farà sicuramente e lungamente parlare di sé, e che farà nascere proseliti come funghi, ne sono sicuro - nonostante tanta energia non sia decisamente riproducibile in laboratorio.


LEADERSHIT
S
ELF-TITLED LP
Trabuc Records + Tofu Guerrilla / Oscura Sonrisa / Funeral Fog
2006

Scarica mp3:
Tod@s somos un@s put@s yonkis de mierda
Hacia dias sin cadenas

Recensione a cura di
PiSS
14.07.2006